C'è, nella sfacciata e inespugnabile impotenza di fronte al dolore delle persone che amiamo, nell'incapacità di riportare a galla un sorriso - un sorriso rotondo, non confinato entro i margini, carnosi o sottili, di due labbra che si distendono e dischiudono, non smentito dall'opacità dimessa di pupille che sfuggono il contatto visivo - dragando i fondali della sofferenza e del dubbio altrui con un buonumore volenteroso ma spuntato, nell'impossibilità di assumere su di sé il peso del compimento delle scelte, sempre travagliate e imponderabili nelle loro conseguenze, nell'irrealizzabilità del farsi carico almeno di quest'ultime, c'è, in tutto questo, una delle due cifre fondanti dell'essere umani - l'altra essendo il non riuscire a cacare in un cesso diverso dal proprio.
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11 aprile 2011
3 maggio 2010
()5
Tenetevela voi, la sensibilità. Anche la mia, chenonnnevogliopiùssapere. Voi che nella definizione essere umano prediligete la seconda parte, la identificate con quell'acquitrino mefitico che sono i sentimenti, dove vi divertite a sguazzare e grufolare che quel fango là fa bene alla pelle dell'anima.
Prendetela voi, la mia sensibilità, tanto non ingombra. Sono uno che alla notizia della morte del marito della sua vecchia prof di Italiano è scoppiato a ridere, quanto spazio credete che possa occupare nei vostri cuori così ampi e mai sazi? E ho detto cuori per venirvi incontro, per non sbattervi in faccia la cruda realtà dei fatti, che il cuore è solo una cazzo di pompa e le vostre tanto care passioni nascono e crescono e vivono e muoiono nel cervello, quell'organo freddo e inospitale fatto di materia grigia per alcuni ma per voi, per voi, di materia marrone.
Non dovete nemmeno reclamarla. Ve la cedo aggratis. E quando dico gratis significa che non mi interessa nemmeno la vostra riconoscenza, soprattutto la riconoscenza.
Adottatela voi, che io ho provato ad abbandonarla nei luoghi più impensabili. Bendata. Ed è sempre riuscita a ritrovarmi, come uno stramaledetto cane, e si è messa a guaire dietro le porte dell'imperturbabilità e a grattare gli infissi della serenità facendo capolino con quegli occhioni liquidi e malinconici del cazzo e si è fatta aprire. Ma ora basta. O me o lei. E oggi è uno di quei giorni in cui della definizione essere umano mi tengo la prima parola, quindi lei. Lei. Lei.
Abbracciatela voi, la mia sensibilità. Custoditela e coccolatela come solo voi sapete fare. Oppure umiliatela e maltrattela. Oppure esponetela come l'ennesimo trofeo, fatene l'ennesima tappa nella corsa a infinite tappe del diventare migliori. Oppure inculatela e seviziatela e segregatela. Oppure.
Io me ne sbatterò la minchia.
Lei è sensibile e vi perdonerà.
Prendetela voi, la mia sensibilità, tanto non ingombra. Sono uno che alla notizia della morte del marito della sua vecchia prof di Italiano è scoppiato a ridere, quanto spazio credete che possa occupare nei vostri cuori così ampi e mai sazi? E ho detto cuori per venirvi incontro, per non sbattervi in faccia la cruda realtà dei fatti, che il cuore è solo una cazzo di pompa e le vostre tanto care passioni nascono e crescono e vivono e muoiono nel cervello, quell'organo freddo e inospitale fatto di materia grigia per alcuni ma per voi, per voi, di materia marrone.
Non dovete nemmeno reclamarla. Ve la cedo aggratis. E quando dico gratis significa che non mi interessa nemmeno la vostra riconoscenza, soprattutto la riconoscenza.
Adottatela voi, che io ho provato ad abbandonarla nei luoghi più impensabili. Bendata. Ed è sempre riuscita a ritrovarmi, come uno stramaledetto cane, e si è messa a guaire dietro le porte dell'imperturbabilità e a grattare gli infissi della serenità facendo capolino con quegli occhioni liquidi e malinconici del cazzo e si è fatta aprire. Ma ora basta. O me o lei. E oggi è uno di quei giorni in cui della definizione essere umano mi tengo la prima parola, quindi lei. Lei. Lei.
Abbracciatela voi, la mia sensibilità. Custoditela e coccolatela come solo voi sapete fare. Oppure umiliatela e maltrattela. Oppure esponetela come l'ennesimo trofeo, fatene l'ennesima tappa nella corsa a infinite tappe del diventare migliori. Oppure inculatela e seviziatela e segregatela. Oppure.
Io me ne sbatterò la minchia.
Lei è sensibile e vi perdonerà.
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abulafia1,
tra me e me (e voi)
19 febbraio 2010
()4
Ne hai quasi fatto un vanto. Di questa convinzione - che fa tanto esistenzialismo - secondo cui, a tuo avviso, la sensazione tanto agognata che tutti chiamano felicità non esiste sei persino riuscito a risultare orgoglioso nelle discussioni con quei pochi sfortunati che le tue discussioni le reggono. L'hai definita un errore prospettico della memoria per la sua caratteristica di essere molto spesso identificata solo a posteriori - e come dovrebbe giovare a misere creature condannate a vivere il presente tutto questo? L'hai definita avversaria di Dio nella finale del Wimbledon delle illusioni - sono al quinto set, quello senza tie-break e andranno avanti per un bel po'. Per non parlare di tutte le volte che l'hai pragmaticamente definita una solenne cazzata - perché, in fin dei conti, sei uno taciturno e sprecare fiato su certi argomenti davvero non ti va. E' una teoria che hai usato come scudo per evitare alcune ferite ma non ti sei fatto scrupoli di brandirla a mo' di spada per procurarne. Poi, come ogni nemico che si rispetti, la felicità ti attacca all'improvviso e non dall'esterno vanificando levate di scudi e brandimenti di spade. Un'esplosione controllata di robustezza e pacificazione, una superficie sferica in espansione che oltrepassa i limiti del tuo corpo avvolgendo te e ciò che ti circonda in una bolla di apparente immobilità - immobile un cazzo, è che finalmente il tuo è un moto solidale con quello dell'Universo. Poi c'è il problema, ampiamente sperimentato quando eri un bambino soffiatore su pellicole di acqua e sapone, che le bolle scoppiano - brani di robustezza e pacificazione ovunque, ma rimetterli insieme non si può. Poi c'è il problema, ampiamente dibattuto da profeti e poeti, che accrescere il sapere accresce il dolore, e la conoscenza della felicità non fa eccezione. Poi c'è il problema, ampiamente esemplificato dalla visione in soli due giorni della quarta serie di Dexter, della tua ingordigia - e per la felicità niente streaming su megavideo. Poi c'è il problema, ampiamente e giustamente ignorato da tutti quelli che non sono te, che per l'ennesima volta una tua teoria si è rivelata palesemente errata come un bosone che obbedisca alla statistica di Fermi-Dirac, quindi hai proprio sbagliato mestiere.
Ti viene da pensare che la felicità sia un po' una merda. Ti viene da sperare che almeno Dio sia abbastanza furbo da non esistere.
Ti viene da pensare che la felicità sia un po' una merda. Ti viene da sperare che almeno Dio sia abbastanza furbo da non esistere.
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abulafia1,
cazzate,
tra me e me (e voi)
4 aprile 2009
()2
Gli entusiasti cantori delle magnificenze di ogni atto generatore, della speranza di eternità insita in qualunque creazione, come reagirebbero di fronte alla ostinata pazienza, alla meticolosa precisione, all'ordinata logicità del disassemblaggio -di una civiltà. Di un congegno. Di un sentimento-? Ne sarebbero sbalorditi? Inebetiti? Annullati? Distrutti?
nota: da ora in poi cercherò di legare ogni futuro post a una canzone. E di includerla per farla ascoltare anche a voi. L'elegantissimo plugin che ho utilizzato per inserire la colonna sonora si deve a 1pixelout. Il tutorial per adattarlo a piattaforem diverse da Wordpress si trova qui.
Grow and decay,.
Grow and decay,
it's only forever
nota: da ora in poi cercherò di legare ogni futuro post a una canzone. E di includerla per farla ascoltare anche a voi. L'elegantissimo plugin che ho utilizzato per inserire la colonna sonora si deve a 1pixelout. Il tutorial per adattarlo a piattaforem diverse da Wordpress si trova qui.
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abulafia1,
tra me e me (e voi)
1 agosto 2008
()
La si può ignorare. Per convenienza. Per ipocrisia. Per genuina incapacità di comprenderla. Certo è che esiste una statica dei sentimenti. E non è che non ci si provi a violarla, a sfoggiare equilibrismi retorici per tenere la piramide dei rapporti in bilico sul vertice. Il principio di Torricelli non lo si abbindola, ha una gran faccia da culo e continua a ripetere: se il tuo piano d'appoggio si riduce a un punto, tutto precipiterà. E, nonostante tutti gli sforzi, sotto le macerie non sarai da solo.
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