Visualizzazione post con etichetta varie ed eventuali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta varie ed eventuali. Mostra tutti i post

8 novembre 2009

Per fare l'albero

Accetto la sfida.
Dopo che la Corte di Strasburgo ha stabilito che i crocifissi andrebbero tolti dalle pareti delle aule dei nostri edifici scolastici (a seguito del ricorso di una cittadina italiana di origini finlandesi. Chissà quali messaggi satanici vengono fuori ascoltando al contrario la suoneria Nokia tune) se ne sono sentite di tutti i colori. Inutile riassumere, ne avrete già abbastanza; ma leggete qui (è un estratto dalla parte della sentenza che riassume le posizioni della difesa, cioè del governo italiano. La sentenza al completo la potete leggere qui):

Non si tratta neppure, secondo il governo, della libertà di praticare una religione o di non praticarne nessuna: il crocifisso infatti è sì esposto nelle aule ma non viene in alcun modo chiesto agli insegnanti o agli allievi di fare il segno della croce, né di omaggiarlo in alcun modo, né tantomeno di recitare preghiere in classe.

In realtà, nota il governo, non è neppure richiesto loro di prestare alcuna attenzione al crocifisso.


Un'ammaccatura sul cofano dell'auto - che la noti solo in controluce. Un neo sotto l'ascella. L'impercettibile macchiolina sulla fronte, dolce souvenir che la diabolica accoppiata varicella & dita smaniose ti ha regalato nei primissimi anni '80 - Non grattarti le crosticine, diceva mamma; sìsì, stocazzo pensavi tu.
A questo, in pratica, hanno ridotto il crocifisso per difenderlo. Ce ne sarebbe abbastanza per chiedere la scomunica, se solo fossi cattolico (e qui giace, forse, la vera domanda: perché la Chiesa accetta senza colpo ferire un così evidente svilimento del suo simbolo più importante? Bah, ci penso e magari se ne parla un'altra volta). Ma, grazie a Dio sono ateo.

C'è poi la questione delle radici. Ed è qui che ritorno alla sfida di cui parlavo in apertura. Quelli che il crocifisso non è un simbolo religioso ma universale e il Cristianesimo è alla base della nostra cultura e attenzione che così rinneghiamo le nostre radici.
Le.
Nostre.
Radici.
Quando penso alle radici penso a qualcosa che sta in basso; poi penso 1,414; poi merda, solo tre cifre dopo la virgola; poi alla carie poi che cazzo sto pensando poi carie-->carota-->pianta-->ah, sì, certo, radice. Di nuovo qualcosa che sta in basso.
Nel caso di una civiltà - di una cultura - mi sembra naturale, parlando di radici, identificare quel basso con passato.
Dunque che dire di quei signori che Raffaello ha rappresentato nel quadro la cui immagine ho inserito a corredo del post (La Scuola di Atene, fornitami dal mio solito pusher, Wikipedia)?
Perché là in mezzo è tutta gente che ha dato parecchio, eh.

C'è Socrate (n.12 nel quadro, 469 a.C.–399 a.C.) che ha conosciuto se stesso e allora rompe le palle agli altri.

Ci sono Aristotele (n.15 nel quadro, 384 a.C. – 322 a.C.) e Platone (n.14 nel quadro, 428/427 a.C. – 348/347 a.C).
A: Senti Platone, io scendo in cantina a bere vino. Sai, devo scrivere la Fisica. Che fai? Vieni anche tu?
P: No, no. Al piano di sopra c'è una che mi aspetta. Mi ha detto: sali che uniamo i nostri corpi nell'estasi suprema che è propria dell'idillio dell'amore.
A: Che cazzata.
P: Sì, comunque penso che ci scriverò lo stesso un Dialogo.
A: Fai, fai. Tanto dei tuoi libri non rimarrà neanche la cenere.
P: Suca.
A: Tu.
P: No, tu.
A: Ciao Plato(coglio)ne.
P: Ciao Aristo(cazzo)tele.

C'è Pitagora (n.6 nel quadro, 570 a.C. - 495 a.C.) intento a trascrivere la millequattrocentoquattordicesima cifra della radice di 2.

C'è Eraclito (n.13 nel quadro, 535 a.C.– 475 a.C.), immobile e annoiato, che pensa tutto scorre ma qua dentro il tempo non passa mai.
Etc. etc.
Possiamo dubitare quanto vogliamo del loro gusto nell'abbinamento dei colori degli indumenti, ma non del loro contributo al nostro pensiero. E nemmeno della loro data di nascita, che è approssimativa, certo, ma non al punto da violare quelle due letterine la a e la C. Sono tutti nati (e morti) prima di Cristo.
E' nel pensiero greco che io vedo le nostre radici.

Non sono però cieco al punto da negare l'enorme influenza che il pensiero cristiano ha avuto nella crescita e nello sviluppo della nostra civiltà.
Crescita.
Sviluppo.
E siccome non sono di quelli che si tirano indietro, voglio continuare anch'io a utilizzare metafore tratte dall'antico e rispettabile mondo dell'agricoltura.
Ci sono le radici. E ci sono le sostanze utilizzate per far crescere e sviluppare una pianta sana e forte. Facile che ai tempi del Cristo per assolvere a questo compito si usasse il letame.

Il crocifisso nelle scuole non si tocca; rinnegarlo significherebbe rinnegare il letame della nostra civiltà
.

Ho sostituito la parola radici con letame in una delle tipiche frasi che si possono leggere e sentire dappertutto in questi giorni.
D'un tratto la metafora non suona più tanto bene, vero?

Ci sarebbe poi anche da dire cosa ne penso io. La sentenza della Corte è giusta ed equilibrata. Tra le altre cose dice:

Lo Stato è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria dove la presenza ai corsi è richiesta senza considerazione di religione e che deve cercare di insegnare agli allievi un pensiero critico
.

Precisione ed equilibrio. In astratto. Nel concreto, so che il crocifisso in aula non ha impedito a me, e a molti altri, di sviluppare le mie capacità critiche. So che se da domani sparissero tutti i crocifissi da tutte le pareti di tutti le aule e uffici pubblici della nazione l'Italia non sarebbe un Paese più laico di quanto non sia mentre scrivo - con una classe politica pronta a mettere in saldo, pezzo dopo pezzo, il concetto di laicità dello Stato in cambio del silenzioso avallo e dell'appoggio elettorale delle gerarchie ecclesiastiche. So che forse la soluzione più sensata sarebbe discuterne caso per caso e, laddove dovessero sorgere dei problemi, provvedere a toglierlo. Ma so anche che con il buon senso non sempre si agisce per il meglio e che da qualche parte bisognava pur cominciare. Si è scelto di partire da un territorio di periferia, marginale, come il crocifisso nella aule. Adesso bisogna giocarsi bene le carte e cercare di spiegare con pazienza, tanta pazienza, che lo si è fatto anche per i cristiani. Anche per i cattolici. Per salvaguardare anche loro.

2 giugno 2009

La risposta è: 42

Il nastro registrato che l'arrotino-l'ombrellaio porta a spasso per l'Italia diffonde una voce completamente diversa dal solito. Ed è uno shock.

Al panificio che dall'inizio del nuovo millennio si premura di spingermi sempre più in basso nel gorgo del peccato di gola - non di solo pane vive l'uomo, ma anche di cartocciate, biscotti all'essenza di arancia, treccine al miele e alla nutella) - ritorna la commessa di nove anni fa. Ed è uno shock.

Che si tratti di scherzi di San Kaos martire, di evidenze sperimentali della complessità del sistema sociale, o del mio personalissimo Christof chi lo sa? Certo è che le novità nuove, le novità vecchie e l'assenza di novità, tutto mi turba.

Buon per i posteri, che si ritrovano tra le palle una nuova ardua sentenza da ignorare con grazia. E a buon diritto, se anche a una vita ben più intensa della mia bastano 42 secondi per riassumersi agli occhi del suo legittimo proprietario.

Last Day Dream [HD] from Chris Milk on Vimeo.


(via Giavasan)

12 dicembre 2008

Tutto è bene quel che finisce

E pensare che il primo titolo proposto è stato:
101 Ways to Cook the Gaussian Effective Potential (in 5 minutes).
Piaceva persino al Prof, ma alla fine mi ha consigliato di scegliere qualcosa di più "istituzionale".

E così, eccoci qua. La tesi è consegnata. Ora si attende con ansia la comunicazione ufficiale della data della discussione orale.

Vi sono mancato? Se la risposta è sì, contattatemi in privato all'indirizzo email che trovate nel mio profilo. Ho il numero di un paio di ottimi psicanalisti che possono aiutarvi.

Voi a me siete mancati. O almeno così mi hanno fatto credere gli psicanalisti di cui sopra.

In ogni caso, grazie a voi che avete continuato a navigare queste pagine nonostante il mio silenzio. Per il fine settimana si chiude, che i miei hanno già scritto a "Chi l'ha visto?", e convincerli a ritirare la richiesta d'aiuto necessiterà di parecchio impegno.

Ci si risente da Lunedì, con la solita frequenza del tutto casuale.

Ah, scordavo. Per i più coraggiosi, ho messo su una pagina web con la prima pagina e mezzo dell'Introduzione della mia tesi. Vi assicuro che non seguendolo non vi perderete nulla.

3 ottobre 2008

Fwd: Scadenze per conseguimento titolo dottorato



Aggiornamento:
il giochino del sostituire le lettere ai puntini (lo so che pensavate fosse solo uno scherzo ma non lo era; fatelo e troverete una frase di senso compiuto che è anche una citazione) conteneva un piccolo errore, corretto grazie alla consulenza di quasimamma.



Ai Dottorandi XXI Ciclo

Opppor..!

Vi ricordo alcune cose importanti ai fini degli esami finali:
1) Occorre fare entro il 31 Ottobre domanda al Rettore, come vi è stato comunicato personalmente

Occca...!

2) Occorre che abbiate dato le 4 materie previste; non tutte mi risultano; spero che semplicemente abbiate dimenticato di darmi il foglio con il giudizio relativo, perché dobbiamo deliberare sull'ammissione all'esame finale il 13 Ottobre, e il superamento di queste materie è una delle condizioni necessarie;

E.c..mminchia! Ah no, va beh, qui sono in regola.

3) Occorre, sempre entro il 13 Ottobre, che il vostro tutor prepari una relazione di una pagina con una relazione scientifica sulla tesi e che me la facciate avere (voi direttamente o i vostri tutor);

Eccheb.bordell.! (il mio tutor si dissocia dalla mia del tutto personale e infondata interpretazione del suo pensiero).

4) Occorre, sempre entro la stessa data, una vostra relazione sull'attività del terzo anno;

Epppu...na!

5) Per la stesura della tesi assumo per default che tutti la scriviate in inglese; se qualcuno la stesse scrivendo in italiano (cosa che è comunque possibile), fatemi sapere rapidamente via e-mail.

Of cors ai uill vrait it in Inglisc

Spero di non avervi colto di sorpresa con tutte queste scadenze; in linea di principio dovreste esserne a conoscenza...

Dov'è Veltroni a dirmi che si può fare quando c'è bisogno di lui?

nota: naturalmente, più che per rendervi partecipi di ciò che mi aspetta, il post è in realtà un simpatico quanto divertente giochino: aggiunta finale al posto dei puntini. Soluzione: 5,3 5!
Qualche notizia in Italiano sul Corpus Clock del video qui.

1 ottobre 2008

Catania, 23:35












p.s.: cliccate per ingrandire l'immagine.

7 settembre 2008

Tema: le tue vacanze

Svolgimento: Olimpiadi e Underworld.


note a margine del tema
Fossi un arciere di quelli bravi, di quelli oltre l'impassibile precisione dei koreani che ci hanno rifilato la medaglia d'argento, di quelli al di là degli insegnamenti zen che sostengono la necessità di non mirare al bersaglio per colpirlo, questo farei: incoccherei quella freccia di carbonio che è la mia esistenza sublunare e, tendendo la corda al massimo, fino al contatto con le labbra - da essa storpiate in un ghigno terribile e malinconico -, tirerei verso quell'unico punto in cui ciò che avrebbe potuto essere e cio che è si cortocircuitano. Perchè si faccia carne l'anelito a una vita olomorfa: indulgente con il proprio inizio, ardentemente conscia della propria fine, sprezzantemente incurante del percorso che l'inizio e la fine collega.

***

Poi, a parte il tiro con l'arco, negli sport di squadra non è andata benissimo. Le ragazze del volley, partite d'oro zecchino, non sono neanche arrivate alle semifinali (seguendo le orme dello squadrone maschile di circa un decennio fa, che vinceva qualunque torneo anche tenendo un braccio legato dietro la schiena ma quando arrivava alle Olimpiadi proprio non ce la faceva). Ma prima o poi questo fottuto posto più alto del podio nella pallavolo riusciremo a scalarlo. Del quarto posto della ginnastica ritmica e del bronzo del fioretto femminile non ne parliamo nemmeno. Parliamo invece della bella usanza negli sport di squadra, dopo il ritiro di un giocatore particolarmente rappresentativo, di non assegnare a nessun altro il suo numero di maglia. Ecco, secondo me dopo la pubblicazione di Underworld nel 1997 avrebbero dovuto ritirare la stampa a caratteri mobili, le macchine da scrivere, i computer, le bic, le matite etc. E questo è uno dei tanti motivi - tutti gli altri essendo la mia pigrizia - per cui non ho più scritto. Se pensate che stia esagerando - e un pò lo sto facendo, chiaro - compratelo e ne riparleremo dopo che lo avrete letto, cioè fra un paio di anni se lo farete al mio ritmo. Intanto un antipasto lo trovate su aNobii.

***

Ti svegliavi alle 01.00 a.m. e c'era in studio Alessandro Tiberti a inscenare tristissimi spettacolini di traduzione, supportato da un'imbarazzatissima - almeno lei - ragazza cinese ridotta allo status di straniera in patria.
Ti svegliavi alle 03.00 a.m. e Federica Pellegrini ci impiegava 4 vasche e 1'54''82 a convincerti che il momento di dare il giusto peso alla tua totale mancanza di stile nello stile libero - e in qualunque altra specialità del nuoto, a dirla tutta - era arrivato.
Ti svegliavi intorno alle 04.30 e facevi in tempo a vedere Alex Schwazer piangere perchè finalmente capace di dimostrare a tutti che a camminare in quel cazzo di modo disarticolato - ma fluidissimo, per carità - il più forte e il più veloce è lui.
Ti svegliavi alle 01.00 p.m. e potevi ammirare Valentina Vezzali e Margherita Granbassi e Giovanna Trillini sciogliere misura e colpire di fluetto e parare di quarta e andare a bersaglio non valido e minacciare di morte, con lo sguardo, giudici che ricostruivano azioni in cui non ho mai capito che c'è da ricostruire - ma non è proprio questo il bello delle Olimpiadi?
Ti svegliavi alle 04.30 p.m. e se tra una strofinata agli occhi, la ricerca del telecomando e la sintonizzazione su raidue trascorrevano più di 9''69 ti eri perso lo spettacolo di Usain Bolt che praticamente passeggiando dai 75 metri in poi abbatteva in un sol colpo record del mondo sui 100 metri piani e orgoglio americano.
Ti svegliavi alle 06.00 p.m. e quasi ci restavi male nel non trovare a Pechino Winona Ryder esibirsi nel suo magico show con le palline da ping pong:

(l'ho trovato solo in spagnolo, mi dispiace).

***

La pazienza e l'assiduità con cui avete continuato a passare di qui nonostante i miei non aggiornamenti meriterebbero ricompense migliori di quella che sto per dare.
Ma prima vorrei ringraziare quasimamma per aver cercato di spronarmi a tornare a scrivere - ad un certo punto mi ha proposto un impressionante elenco di fobie invitandomi a sceglierne una su cui
tramare, ed ElenaGinevra che ritenendomi in grado di scrivere, e di farlo bene, un elogio dello starnuto, mi ha commosso una volta di più.
Questo link vi consentirà di scaricare un file pdf che contiene una roba che ho cominciato a scrivere qualche tempo fa e poi ho abbandonato. E' pretenziosa e anche un pò pretenziosa, ma soprattutto è pretenziosa. E' anche incompleta naturalmente e in un futuro non so quanto prossimo la riscriverò in maniera molto diversa. A pensarci bene, più che una ricompensa mi pare una punizione per la vostra pervicacia, ma spero non me ne vogliate troppo.


***

L'immagine è una riproduzione de "Il trionfo della morte" di Pieter Bruegel Il Vecchio, ha a che vedere con Underworld, l'ho scaricata tempo fa e non ricordo da dove

7 agosto 2008

emmessenne

if we can't see now we might never see:
volevo scrivere qualcosa sulla meravigliosa astensione del PD nel voto sul conflitto di attribuzione per il caso di Eluana Englaro
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
ma dopotutto che dovevano fare? tirare testa o croce su chi tra margherita e ds doveva spuntarla?
if we can't see now we might never see:
in questo senso ho paura che le carte siano mischiate
if we can't see now we might never see:
che qualcuno della margherita avrebbe votato contro e qualche stronzo ds a favore
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
mi pare ovvio
if we can't see now we might never see:
più che altro il caso mi sembra interessante per due vicende
if we can't see now we might never see:
non tanto per l'astensione in sé quanto per l'essere manifestazione evidente della doppiezza ipocrita della chiesa
if we can't see now we might never see:
che si appella alla naturalità per avversare la fecondazione assistita
if we can't see now we might never see:
e quando uno chiede che venga rispettata la natura staccando un fottuto sondino
if we can't see now we might never see:
assecondata più che rispettata
if we can't see now we might never see:
allora no
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
già vero
if we can't see now we might never see:
la macchina non si stacca
if we can't see now we might never see:
chi se ne fotte della natura
if we can't see now we might never see:
la vita è sacra
if we can't see now we might never see:
e non solo
if we can't see now we might never see:
in questo atteggiamento
if we can't see now we might never see:
oltre che doppiezza vedo anche un orizzonte filosofico abbastanza misero a dispetto di quello che tutti ci vogliono far credere
if we can't see now we might never see:
un attaccamento alla vita terrena che fa sospettare che non ci credano poi tanto a tutte quelle menate sul regno dei cieli
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
già, è vero
if we can't see now we might never see:
(o magari sono sicuri di finire all'inferno)
if we can't see now we might never see:
quando una disciplina
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
meglio restare ancorati alla pellaccia finché la si ha
if we can't see now we might never see:
disprezzata ed etichettata come materialistica quale la fisica ha già la risposta
if we can't see now we might never see:
la vita eterna ce la dà il primo pincipio della termodinamica
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
eheheh
if we can't see now we might never see:
e quel pò di energia libera che c'è nel corpo di un defunto passa al terreno
if we can't see now we might never see:
e poi alle piante
if we can't see now we might never see:
e poi ai frutti etc
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
peccato che saremo solo particelle e radiazione senza nessun senso (grazie al secondo principio)
if we can't see now we might never see:
e torna in circolo
if we can't see now we might never see:
per la morte termica c'è ancora tempo
if we can't see now we might never see:
intanto Eluana Englaro ritornerebbe a vivere
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
ah in quel senso sì
if we can't see now we might never see:
(che poi si sia tutti destinati ad una fine di merda è un'altra cosa)
if we can't see now we might never see:
mi pare talmente enorme questa visione delle cose
if we can't see now we might never see:
talmente onnicomprensiva
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
eheh
if we can't see now we might never see:
se consideri che il carbonio di cui siamo fatti viene dalle stelle
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
ma questo nn lo dire ai preti che ti prendono per eretico in questioni dogmatiche
if we can't see now we might never see:
e proprio questo è il punto
if we can't see now we might never see:
da un lato una dottrina fideistica e antropocentrica
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
già
if we can't see now we might never see:
dall'altro un modello razionale e universale
if we can't see now we might never see:
ma che cazzo
if we can't see now we might never see:
è come la pubblicità di quello che ti offre due fustini al prezzo di uno
if we can't see now we might never see:
grazie, li prendo
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
ovviamente la gente sceglia la dottrina antropocentrica non c'è partita
if we can't see now we might never see:
ecco, mi sfugge i perchè
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
è un trauma per tutti non sentirsi al centro del mondo
if we can't see now we might never see:
quell'altra mi pare persino più consolatoria
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
può darsi
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
è anche un passo necessario per la crescita, ma non tutti sono disposti a farlo
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
forse è un trauma perché alla fine i mondo è vissuto in modo soggettivo e non oggettivo
if we can't see now we might never see:
io credo di essere abbastanza egocentrico da poter sopravvivere al vortice di prospettiva totale
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
quindi cambiare prospettiva è una cosa difficile e per molti non naturale
if we can't see now we might never see:
ma l'idea di non essere io il perno non mi stupisce
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
:D aahahhaha douglas adams aveva capito tutto
if we can't see now we might never see:
DNA era un grande
if we can't see now we might never see:
cazzo
if we can't see now we might never see:
degli emo in tv
if we can't see now we might never see:
aiutoooooooooooo
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
già
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
il cattolicesimo consola chi ha perso individualmente il centro del mondo, ridandoglielo come specie, e come pianeta
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
sì cazzo!
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
stacca
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
potrebbe succederti come nel video di elio
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
poi si materializzano
if we can't see now we might never see:
ah dannato mondo della televisione commerciale
if we can't see now we might never see:
e ciononostante comunque,
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
mi sa che io vado a dormire s'è fatto tardi
if we can't see now we might never see:
l'idea di essere parte dell'universo e non del solo pianeta terra mi sembra sempre preferibile
if we can't see now we might never see:
io prima leggo un pò di DeLillo
There is too much caffeine in my bloodstream, and a lack of real spice in my life :
ahahaahhahh

nota: lo so che non sarà di facile lettura. Tenete presente che io (if we can't see now we might never see il mio nick) su MSN uso poca punteggiatura e per dividere frasi e concetti vado a capo. Sono curioso di leggere il commento di iltuoquantolibero. Un grazie va ovviamente al mio interlocutore, MG, che qui parla poco ma, credetemi, vale molto più di me (soprattutto come Fisico). Indovinate dove ho rubato l'immagine? Ma su wikimedia, che domande.

14 giugno 2008

Tutto quello che non avreste voluto sapere

L'attuale scarsa produzione di post, credo si sia capito, è dovuta alle incombenze del mio dottorato di ricerca. Ciò naturalmente non mi impedisce di perdere tempo comunque, dedicandolo alle mie passioni. Segue quindi un elenco, più o meno dettagliato, di argomenti su cui mi sarebbe piaciuto scrivere (e non è detto che non lo faccia).

CINEMA

Gomorra
: la visione del quale è fortemente consigliata. Ma solo se non avete voglia di pacificazione.

Il Divo: la cui visione è consigliata caldamente, fortemente, sempremente, qualunquemente, infattamente. Di qualunque cosa abbiate voglia.
L'ho mica detto che vi consiglio Il Divo? L'ho mica detto che Paolo Sorrentino è un genio e anche i suoi tre precedenti film vanno visti?

La ragazza del lago: altro film con Toni Servillo protagonista (come i due sopra). Direbbero quelli seri: uno di quei gialli come se ne facevano una volta, dove l'indagine è più dell'animo umano che della scena del crimine; e gli indizi sono nascosti nell'intimità collettiva di una comunità e non nelle tracce di dna lasciate sul corpo della vittima dall'assassino. Se quelli seri vi infastidiscono, vedetelo lo stesso perchè è un altro bel film italiano.

Be kind rewind: dopo la corsa disperata per arrivare al cinema in tempo per il primo spettacolo, le speranze mie e di colei che come sesto compito ha quello di rinfacciarmi, giustamente, le corse disperate per arrivare al cinema in tempo (qualunque sia lo spettacolo) di vedere il nuovo film di Gondry vengono ghigliottinate da un bigliettaio giacobino. Per dovere di cronaca riporto il breve ma illuminante dialogo tra il suddetto bigliettaio e colei che come settimo compito ha quello di affrontare ogni tipo di esercente/commerciante/commesso al posto mio.
[dialogo]
-Due biglietti per Be kind rewind?
-Eeeeeh?- neanche gli abbia aperto gli occhi sul vero, e antichissimo, mestiere della sua genitrice.
-Due biglietti per Biii--kaaaaiiiiind--riiiiuuuuaaaind?
-Non lo facciamo più.
-Ma sul sito Internet...
-Su Internet hanno sbagliato...
A questo punto deve averci visto particolarmente affranti, quel tipo di male di vivere da meriggiare pallido e assorto (cit.), perchè si lancia in un goffo ma ammirevole tentativo consolatorio:
-Magari quest'estate, all'arena...
Forse ha ragione. E ribattergli che i bookmakers londinesi quotano la mia presenza a Catania durante l'estate mille a uno non sarebbe gentile, no? E the kindness of strangers va sempre riverita, no?
[/dialogo]

Morale della favola, vi consiglio di vedere un film che non ho visto (Abulafia2, il secondo ma da due anni non scrivente tenutario di questo blog, però l'ha fatto ed era entusiasta) perchè ilregista di Eternal Sunshine of the se mi lasci ti spotless cancello mind si ama senza se e senza ma.

LIBRI
Gomorra: dopo il film avevo deciso che era giunto il tempo di leggere anche il libro. Poi A&C me l'hanno regalato in occasione del mio 'l'anno scorso ho fatto 30 quest'anno facciamo 31' compleanno. Ho letto soltanto i primi due capitoli, per ora. Leggendolo il film diventa ancora più impressionante. La sensazione è questa: Garrone (il regista) ha preso un libro in cui la realtà è mediata dal talento e dallo stile letterario di Saviano e l'ha steso al sole desertico dell'oggettività: il bello stile è evaporato, ed è rimasta la realtà, solida, grave e contundente. Bravissimi tutti e due.

Duma Key: lo dico una volta per tutte: Stephen King è un grandissimo narratore, uno dei migliori del nostro tempo. Il suo ultimo romanzo è bello. C'è l'orrore per chi è interessato solo a quello. C'è la solita, straordinaria, capacità di introspezione che mai nuoce alla scorrevolezza del racconto per chi vuole anche quello. Ci sono quasi 800 pagine di romanzo per chi cerca qualcosa da leggere nell'arco di tutta l'estate.

Underworld: lo dico una volta per tutte: questo è il libro più bello che ho mai provato a leggere e DeLillo è un re della letteratura. Che poi lo stia leggendo da più di un anno senza riuscire a finirlo non vi tragga in inganno.
Io non so quanto ci abbia messo lui a scriverlo ma è come se ogni parola l'avesse soppesata dal big bang in poi; tutto è al proprio posto e solo ad aprirlo si ha paura di introdurre una qualche imperfezione nel cosmo che è questo libro. E non posso leggerne più di poche pagine alla volta senza essere travolto dalla bellezza. E la bellezza, quella vera, è insostenibile.

MUSICA


Nick Cave: Domenica 1 Giugno 2008 sono stato a Roma per assistere al suo concerto al teatro Tendastrisce. Di quest'esperienza scriverò un resoconto in più parti, ma nel frattempo voi ascoltatelo. Non vi dico nemmeno il perchè. Ascoltatelo e basta (the kindness of strangers è il titolo di una sua canzone contenuta in Murder Ballads. Se vi ho convinto ad ascoltarlo, cominciate da questo.)

Technicolor Dreams: gli A toys Orchestra sono campani (come Sorrentino, Saviano,Garrone, Servillo: altro che mondezza) ma scrivono e cantano e suonano in Inglese. Dice: suonare in Inglese? Ma sei scemo? Sì sono scemo, ma stavolta ho ragione. Questo disco è uno di quelli con la capacità di disconnettere l'ascoltatore. L'ho ascoltato per la prima volta in auto, mentre cercavo di tornare da CT a CL. E completamente assorto nella musica ho visto sfilare alla mia destra l'uscita per l'autostrada. Col senso dell'orientamento che madre natura ha scordato di donarmi, rimettermi sulla retta via non è stato affatto facile.

Third: ci hanno messo 11 anni i Portishead a comporre il loro terzo album in studio. Visti gli splendidi risultati non c'è da biasimarli. Se non li conoscete sappiate però che nel regno dei Portishead la felicità è stata processata sommariamente e condannata ad un esilio permanente. Io vi ho avvertiti.

FISICA
Gaussian Effective Potential and Antiferromagnetism in the Hubbard Model: l'articolo che da troppo tempo devo finire di scrivere. Non vi voglio tediare con quello che in attesa di essere assunto come commesso in una libreria è il mio lavoro ma solo rendervi partecipi di quella che potremmo chiamare una coincidenza.
Chi più chi meno, tutti quelli che passano di qui frequentemente, leggono Baricco. Parlare del mio rapporto con i libri dello scrittore torinese mi porterebbe via troppo tempo e Abulafia2 mi aspetta che si deve tornare a casa entrambi.
Se escludiamo "Questa Storia" (che non sono riuscito a leggere, chissà perchè) ho amato tutti i suoi scritti, romanzi, barnum o reading che fossero.
E "City", nella sua disorganicità e frammentazione, è sempre stato uno dei miei preferiti. Quando è uscito io frequentavo già l'Università, facoltà di Fisica. Ma non potevo certo immaginare che molti anni dopo avrei trascorso il mio dottorato di ricerca ad occuparmi in qualche modo del modello di Hubbard in due dimensioni, che a quanto pare Gould aveva già risolto nella sua tesi di laurea (chi non ricorda rilegga le prime pagine del secondo capitolo). E questi cortocircuiti fortuiti tra vita e romanzi non smettono mai di divertirmi.

A presto, ma non troppo.

nota: il solito grazie a Wikipedia per la gentile concessione dell'immagine.

7 maggio 2008

La prossimità dei numeri reali

De "La solitudine dei numeri primi" ho già parlato prima di leggerlo. Poi L'ho letto in tre giorni e questo è un punto a suo favore, essendo un chiaro segnale di trama avvincente. Lo stile è semplice e diretto ma non banale, scorrevole ma non superficiale. Forse troppe metafore, forse un'eccessiva tendenza al simbolismo esplicito ma, diamine, è il suo primo romanzo. Forse alcuni tratti dell'autolesionismo dei protagonisti non sono compatibili con la loro persistenza in vita, ma di questo non posso essere per niente sicuro. E il finale mi è piaciuto parecchio e, per quel che mi riguarda e a differenza di quanto ho letto altrove in Rete, lo considero anche lieto. Per tirare le somme, ne consiglio la lettura. Se poi emi scrivesse lei una recensione degna di tale nome, sarei anche più felice (già, ci vuole poco a farmi felice).


nota: la foto del pi greco è tratta da fantascienza.com.

5 maggio 2008

Volley, sempre volley, fortissimamente volley!

Il torneo di pallavolo è giunto al suo termine Mecoledì scorso. Abbiamo vinto tre set a due e io ne ho giocati due - inutile dirvi quali, no? Curiosamente abbiamo giocato l'ultima partita nella stessa palestra e contro la stessa squadra della prima, intrappolati in una ciclicità vischiosa e invincibile. Curiosamente, ci siamo posizionati al quarto posto su sette disponibili: proprio lì, al centro di un ipotetico segmento diviso in sei parti uguali. E' un periodo un pò così: come la freccia di Zenone, ogni mio movimento risulta composto da successivi istanti di fissità, ed è, quindi, logicamente contraddittorio e ontologicamente falso.


nota: la foto è tratta da shepherdpics.

1 maggio 2008

Lavoratoriii!

Buon Primo Maggio a tutti. Ma proprio a tutti tutti che questa festa ci riguarda tutti tutti tutti che lo ha detto anche Gianfranco nostro nel suo discorso d'insediamento alla Presidenza della camera. Beh, forse non proprio a tutti: ai loschi e pericolosi relativisti morali no che Gianfrancuccio dice che questi sono il vero cancro della modernità che però questa cosa l'ha copiata da Ratzingeretto caro ma però noi a Gianfranco non glielo diciamo che lo abbiamo sgamato a copiare, perchè poi finisce che ci resta male che era il suo primo discorso ufficiale e ci voleva tanto impressionarci e fare bella figura.
Allora auguri solo a voi che io e il relativismo siamo culo e camicia (io la camicia).


nota: la foto di Alberto Sordi nel film "I Vitelloni" è tratta da zeusnews.

29 aprile 2008

Brutta bestia, l'invidia.

Apocalisse è una bellissima parola greca che significa: rivelazione; che poi oggi venga considerato un sinonimo di catastrofe è dovuto ad una certa disattenta lettura di uno dei libri che compongono il più grande successo editoriale nella storia della letteratura fantasy (indovinate un pò quale?).
Nella notte tra Domenica e Lunedì io ho avuto la mia, di apocalisse.
A Parla con me c'è ospite Paolo Giordano.
Paolo Giordano è torinese e ha 25 anni.
Paolo Giordano è laureato in Fisica Teorica.
Paolo Giordano è titolare di una borsa di dottorato presso l'Università di Torino.
Paolo Giordano, per riprendere aria dopo le estenuanti apnee negli abissi della Fisica della Alte Energie, ha scritto un romanzo.
Paolo Giordano è stato pubblicato da Mondadori.
Paolo Giordano, dottorando in Fisica, romanziere esordiente, ed ex membro di un gruppo musicale dal quale è uscito per il terrore di dover, prima o poi, esibirsi in pubblico (se potessi farlo, scommetterei sui Radiohead come suo gruppo preferito), è stato lodato dalla critica e il suo La solitudine dei numeri primi è nella top ten dei libri più venduti.

E mentre Serena Dandini continuava a intervistarlo, io prendevo coscienza, con inesorabile e fumettistica chiarezza, del ruolo tenutomi in serbo dal fato. Come Lex Luthor per Superman. Come Joker per Batman. Come Magneto per il prof. Xavier. Come Jerry per Tom. Come Alemanno per Rutelli (vabbe' per quest'ultima coppia vale la proprietà commutativa). Io sarò la nemesi di Paolo Giordano. Sarà una guerra senza esclusione di colpi di cui posso perfino preannunciarvi l'esito finale.
Nella battaglia decisiva, l'eroe (lui: bello, giovane, intelligente e di successo) e l'antieroe (io: no comment) si scontreranno frontalmente e, da buoni fisici teorici, si annichileranno in bagliori ultravioletti, l'energia così sprigionata dispersa nell'indifferente e in espansione universo.


nota: a parte ogni scherzo, oggi ho comprato il libro. Spero proprio sia bello come dicono, a ennesima conferma di come la scienza, e chi la fa, sia tutt'altro che fredda e antitetica alla creatività.
La foto è tratta da IMDB.
Il titolo del post è sì una frase fatta, ma soprattutto una frase contenuta nella canzone "Tono Metallico Standard" degli Offlaga Disco Pax.

24 aprile 2008

5+1=4.5


Protagonisti:
  1. Casuale Avventore Zuzzurellone Zonzoneggiante Online (C.A.Z.Z.O.)
  2. Proprio Io Palesemente Personalmente Ardentemente (P.I.P.P.A.)


C.A.Z.Z.O.: Cos'è sta storia del 5+1=4.5?
P.I.P.P.A.: No... è che a pallavolo si gioca in 6 ed è successo che...
C.A.Z.Z.O.
: Ah, sei uno di quegli invertiti che gioca a pallavolo come le femminucce.
P.I.P.P.A.: Non meriteresti neanche una risposta. Ma questa è una. A tua madre la darò in separata sede. Insomma si gioca in sei e ieri sera alla partita nella mia squadra eravamo in sette, me compreso. Ma uno degli altri ragazzi tornava da un infortunio: sai, il malleolo rot...
C.A.Z.Z.O.: Senti, cerca di farla finita che stai sottraendo tempo prezioso alla mia visita giornaliera a youporn.
P.I.P.P.A.: Va bene: vinciamo il primo set con me in panchina quasi fino alla fine. Per far riposare il ragazzo ancora non in piena forma, io gioco il secondo set. E ovviamente lo perdiamo. E come se non bastasse, il principale esponente della squadra cui dovrei appartenere, ma per la quale sembro essere un infiltrato del KGB nella CIA ai tempi della guerra fredda, si fa male alla schiena scendendo dopo l'ultima schiacciata e non può più giocare. Quindi tocca a me finire la partita.
C.A.Z.Z.O.: Bravo, proprio una bella storia di sport e riscatto personale. Per farti giocare si è dovuta infortunare un terzo della squadra. Perchè non ti proponi per Sfide?
P.I.P.P.A.: Vabbè, che c'entra. E poi, nonostante me abbiamo vinto tre set a uno. Capito il perchè del titolo, ora? Quattro sani più uno mezzo infortunato più me fanno...
C.A.Z.Z.O.: Ma vaffanculo va. Youporn arrivo.


p.s.: la foto è stata tratta da questo sito

p.p.s.:Un esempio spettacolare di post basato su un dialogo fittizio lo trovate su Pollycoke (se non usate Linux e non avete idea di cosa sia KDE 4 non capirete tutto, ma vi divertirete lo stesso).

p.p.p.s.: In bocca al lupo a Salvo e alla sua schiena, a Pietro e al suo malleolo.

p.p.p.p.s.: ancora qui a leggere post scripta? :D

22 aprile 2008

More news from nowhere


La congiura della serratura
non era, in effetti, solo frutto della mia indole paranoide ossessivo compulsiva. Pare comunque che l'occulto manovratore, la rosacrociana mano che, immota, tutto ha mosso sia stata quella dell'amministratore di condominio, il quale ha comunicato la sostituzione il giorno stesso in cui è avvenuta avendo cura di affiggere l'avviso in un angolo dell'ingresso praticamente inaccessibile alla vista di chi esce dal palazzo. Se non è efficienza questa (la nuova chiave era comunque nella buca delle lettere, e ho anche già fatto la copia di "salvataggio" da consegnare a colei che ha come terzo compito quello di sopravvivere a me, i miei vicini e l'amministratore del mio condominio).

Il fine settimana lo definirei eracliteo, se solo i miei studi di filosofia mi permettessero una tale confidenza; affidandomi a ben più solide conoscenze di geometria piana userò la locuzione: all'insegna del diametralmente opposto.

Sabato: festa di laurea in un locale molto à la page, il cui nome (I Quattro Venti) "nasce dai quattro luoghi distinti e assemblati in un contesto architettonico, teatrale, rievocazione storica dei Biscari. I QUATTRO VENTI sono I QUATTRO ANGOLI, quattro luoghi vissuti in maniera a se stante." (parola di sito internet con tanto di latitanza dell'accento tonico sul se). Io invece mi sono fatto l'idea che il nome nascesse "dall'uso indiscriminato e disinvolto dell'aria condizionata, teso a favorire l'affluenza dei convitati all'ANGOLO dei cocktail, ove poter ordinare massicce e costose quantità di alcool al fine di innalzare la propria temperatura corporea." (parola di cinico materialista dialettico, secondo quanto non esiterebbe ad affermare il principale esponente della coalizione ora al governo). La festa, poi, è stata piacevole; tutti si sono rivelati molto cordiali (anche quelli che non conoscevo, cioè la maggior parte). Una menzione a parte per il posteggiatore sordomuto (e con una certa passione per il vino, mi è parso di intuire dal suo alito),che è riuscito nell'intento fino ad oggi ritenuto impossibile dalla scienza di farmi effettuare una manovra di precisione.

Domenica: partita di pallavolo a Riposto, luogo che ha dato i natali al grande Franco Battiato. Ennesima vittoria per tre a due della mia squadra, propiziata dal ferreo mantenimento della distanza di sicurezza tra me e il campo di gioco. Poi tutti a festeggiare in via Plebiscito: panino con polpette di carne di cavallo for the first time in my catanese life. Poi un gelato (nocciola e pistacchio per i più curiosi) insieme a colei che ha come quarto compito quello di impedirmi di continuare a chiamarla colei che qualcosa. E per finire in bellezza: Ferro3 su Rai3 alle 3.

A presto, con altre notizie dal nulla.

18 aprile 2008

All'"extra" non c'è mai fine 2: la vendetta

Un aggiornamento a quanto scritto ieri.
Dopo aver per l'ennesima volta toccato con mano la gentilezza e disponibilità del mio supervisore; dopo aver contribuito con qualche fugace apparizione sul campo di gioco a far perdere un pò di punti alla mia squadra (che nonostante me ha vinto tre set a due); dopo una rapida capatina a casa della mia ragazza per salutarla; finalmente torno a casa già pregustando la doccia ristoratrice e il riposo del guerriero panchinaro.

Alle 00:10 a.m. sono davanti al portone e ho addirittura due mazzi di chiavi (avendo scordato di restituirne uno alla mia balia). Infilo la chiave nella toppa e quando faccio per girarla la serratura pare bloccata. Ok, niente panico: a volte succede, la dolce serratura è molto capricciosa. Giro di nuovo. Niente. Giro e rigiro la chiave con una frequenza di polso da far invidia al clock di un Pentium 4 (acquisita con anni e anni di intima autofrequentazione) senza ottenere alcun risultato. Mollo un calcio abbastanza rumoroso al portone pensando che i maledetti condomini abbiano ordito un complotto per sostituire finalmente la serratura senza dirmi nulla. Provo con il secondo mazzo di chiavi ma non cambia nulla. Mentre in cor mi fingo rivalse varie che vanno dallo spezzare la chiave all'interno della toppa al rompere il vetro e aprire il portone dall'interno (no, bussare a qualcuno non se ne parla, sono troppo premuroso) si accende la luce di una porta-finestra al secondo piano. Aspetto svariati minuti e poi la svolta: da quella luce emerge, avvolta in un'aurea che emana speranza e salvezza, una signora e io comincio:

-Scusi signora, potr...

La gentildonna, evidentemente sconvolta dalla mia visione e preoccupata che io, dalla strada, possa offenderla/ferirla/ucciderla/spezzatinarla grazie alla mia alabarda spaziale o al fulmine di Pegasus o all'onda energetica, riesce a chiudere la porta-finestra, abbassare la serranda, spegnere la luce e probabilmente attivare il salva la vita Beghelli prima che io riesca a dire:

-...ebbe aprire il portone perchè la serratura si è rotta?

Un'altra stronza che ha votato Berlusconi, penso, mentre sul foglio di un bloc-notes scrivo un messaggio di buona notte per tutti gli abitanti del condominio che poi infilo sotto il portone.

Ora sono a casa di colei che ha come secondo compito quello di salvarmi dai miei vicini.
Lei dorme, beata, sul letto della sua compagna di stanza che per mia fortuna stanotte non è in casa.

Io non ho sonno.

20 marzo 2008

Chiuso per ferie


Signore e signori, prima del mio ritorno al natio borgo selvaggio alle pendici di un colle non propriamente ermo, ove il mar le sue azzurre dita allungar non puote e la banda larga due euro all'ora ancor pretende; insomma, è il momento degli auguri, e per farli ricorrerò ad una citazione.

Douglas Noel Adams è stato un laureato in letteratura Inglese a Cambridge, uno sceneggiatore radiofonico di successo, un curioso osservatore dei progressi scientifici e tecnologici, un filosofo ma soprattutto un grandissimo scrittore umoristico. La "Guida galattica per autostoppisti" (e tutti gli altri della serie, tra cui "La vita, l'Universo e tutto quanto il resto", frase che ho usato come sottotitolo di questo blog) è uno di quei libri talmente pregni di invenzioni e di intuizioni che non ci si stanca mai di leggerlo.
Douglas Noel Adams è morto a soli 51 anni nel maggio 2001 (e già che si parla di morte, un ricordo va anche ad Arthur C. Clarke, papà delle orbite geostazionarie e di "2001: Odissea nello spazio" che, giusto ieri, ha concluso la sua Odissea sulla Terra) e il suo modo obliquo ma ficcante di osservare la realtà manca moltissimo a chiunque lo abbia letto.

Quando un giornalista americano gli domandò se fosse vero che si autodefinisse ateo radicale, DNA rispose:

Sì. Uso il termine radicale con una certa libertà, solo per enfatizzare il sostantivo. Se mi definisco solo ateo , c'è sempre qualcuno che dice: "Non intenderà, piuttosto, agnostico?" e sono costretto a rispondere che no, intendo proprio ateo. Non credo assolutamente che esista un dio, o meglio, sono convinto che non esista un dio (una sottile differenza). Non c'è uno straccio di prova che suffraghi l'esistenza di un dio. Quando mi dichiaro ateo radicale, faccio capire almio interlocutore che intendo proprio ateo, che ho riflettuto a lungo sull'argomento e che nutro al riguardo una ferma convinzione. E' strano, ma molti si stupiscono di sentir esprimere questo concetto con tanto vigore. Evidentemente in Inghilterra siamo passati da un vago, insulso anglicanesimo a un vago, insulso, agnosticismo, due visioni che mi pare denotino lo scarso desiderio di riflettere sulle cose.

Tanti dicono: "Ma non è meglio essere agnostici, così, se c'è per caso un dio...". Per me questa domanda rivela una stoltezza e una stupidità così abissali che preferisco estraniarmi dalla conversazione. (Se risultasse che mi sono sbagliato e che c'è davvero un dio e se per giunta questo dio si facesse impressionare da un simile ragionamento capzioso, degno di chi incrocia le dita dietro la schiena o di chi indulge a cavilli legali clintoniani, sceglierei comunque di non adorarlo).

Altri obiettano che non posso sapere che non c'è un dio. Credere che non ci sia un dio, dicono, non è altrettanto irrazionale e arrogante che credere che ci sia? No, rispondo, e per varie ragioni. Prima di tutto non è vero che credo che non ci sia un dio, Non vedo che cosa c'entri la credenza. Credo o non credo alla mia bambina di quattro anni quando mi dice che non è stata lei a buttare i giocattoli alla rinfusa sul pavimento. Credo nella giustizia e nella correttezza, anche se non so bene come possiamo ottenerle [...]. Questi mi sembrano usi legittimi del verbo credere. Come carapace volto a difendere concetti irrazionali dall'assalto di domande legittime, penso invece che il medesimo verbo abbia provocato un sacco di danni. Perciò anziché dire: "credo che non ci sia un dio" dirò: "sono convinto che non ci sia un dio", una distinzione che mi porta alla seconda ragione per cui contesto chi sostiene che credere è arrogante quanto non credere.

Non accetto l'attuale moda , secondo la quale un'idea varrebbe automaticamente quanto qualsiasi altra idea uguale o opposta. La mia idea è che la luna sia composta di roccia. Se qualcuno mi dice: "Ma mica ci sei stato, no? Non l'hai vista con i tuoi occhi, per cui la mia idea che sia composta di formaggio di castoro è altrettanto valida", non mi disturbo nemmeno a discutere. Esiste l'onere della prova e, nel caso di dio come nel caso della composizione della luna, tale onere si è da tempo trasferito da un settore ad un altro assai diverso. Un tempo Dio rappresentava la spiegazione migliore della realtà, mentre oggi ne abbiamo di molto più convincenti. Dio non è più una spiegazione di niente, ma anzi è diventato un concetto per spiegare il quale occorre una quantità infinita di spiegazioni. Non credo quindi che chi è convinto che non esista un dio sia irrazionale e arrogante quanto chi è convinto che esista. Non c'è equipollenza tra le due convinzioni.

(brano tratto da "Il Salmone del dubbio", 2002, Mondadori.)

Buone vacanze.

1 marzo 2008

Go Gina, Go!

AVVISO PARENTALE: il post seguente include contenuti sessuali espliciti e ambiguità da commedia sexy all'italiana di linobanfiana alvarovitaliana edwigefenechiana memoria. Se ne sconsiglia pertanto la lettura ai visitatori che abbiano ricevuto di recente uno dei Sacramenti tra: Penitenza, Eucaristia, Unzione degli infermi e Ordine (o magari tutti insieme e non necessariamente nell'ordine); ma anche ai lettori del sempre pacato ed equilibrato quotidiano "Il Foglio".

Pare che questo sia l'avvistamento decisivo. Che si sia in possesso di "immagini" chiare e definitive della sua esistenza. Che si possa scrivere la parola fine sull'astiosa e annosa (e fastidiosa e qualche altra decina di parole che finiscono in -osa) diatriba tra quelli che "voi siete dei pazzi visionari, non esiste alcuna prova scientifica a supporto delle vostre folli tesi" e quegli altri che, di rimando, "e invece è verissimo, io ne ho visto gli effetti, io uno l'ho anche toccato e non rompete le palle, voi miscredenti schiavi dell'arida scienza".

No, non trattasi di primo contatto con il nostro caro amico ET; ma in fin dei conti potremmo comunque definirlo un abitante dello spazio profondo: ladies and gentlemen, ecco a voi il punto G.

Nelle edizioni online delle maggiori testate giornalistiche italiane (qui e qui, per esempio) è stato possibile leggere delle "foto" scattate all'Eldorado dell'orgasmo femminile (in realtà si tratta di una ben più prosaica e fredda ecografia transvaginale), grazie ad un gruppo guidato dal prof. Jannini, sessuologo dell'Università de L'Aquila (non sfuggirà ai più l'ironia che un simile risultato sia stato ottenuto in una città il cui nome è quello di un uccello rapace).

L'hanno fotografato, proprio così. Il punto G era lì che stava per uscire dal Billionaire, dopo una serata trascorsa insieme agli amici punto F, punto I e punto A, quando il paparazzo sessuologo Jannini l'ha beccato e immortalato.
Ora, a dispetto della sua notoria ritrosia a mostrarsi, sarà costretto a paartecipare a "Porta a Porta" impegnato a rispondere a domande del tipo:
- Caro punto G, è vero che la G sta per Gnocca?
- Ma se io ora provassi a sfiorarla, lei urlerebbe?
- Cosa ne pensa del delitto di Cogne?

Ma al di là della mia morettiana fissazione per l'importanza delle parole; pare anche che non tutte le donne lo abbiano, il punto G-odurioso; per favore però, signori maschietti, aspettate almeno il secondo appuntamento prima di chiederle "clitoridea o vaginale?"; che mondo sarebbe quello in cui si viene discriminati anche per il tipo di orgasmo che si può raggiungere?
Ed in ogni caso: non pensiate che sia semplice trovarlo.
Per fortuna pare che la tecnologia arriverà presto in aiuto di noi viaggiatori smarriti dell'anatomia femminile.
Entro la fine dell'anno dovrebbero essere messi a punto il Gps (G-spot position system) e relativi nafigatori satellitari.
E anche Google, l'azienda di Mountain View sempre attenta alle novità, metterà a disposizione degli internauti il nuovissimo servizio G maps, dettagliate immagini in grado di guidare gli uomini verso la soddisfazione del loro atavico (forse la parola giusta è: primitivo) istinto di superpotenza e le donne da nessuna parte.

Fino ad allora ci si dovrà accontentare di queste indicazioni:seconda tuba a destra e poi dritto fino alla parete di separazione tra uretra e vagina.

Buon viaggio!

21 febbraio 2008

Perdo tempo scrivendo su un blog

Ne hanno parlato qualche giorno fa a Condor (ottima trasmissione dell'ottima radiodue) i due simpaticoni che potete trovare qui. Se vi va di approfondire (e di leggere in lingua inglese) allora: click me.

Sto parlando delle autobiografie in sei parole. L' idea di condensare una vita intera in sole sei parole sei, non solo mi intriga; la ritengo più che altro una sfida, considerata la mia abbastanza evidente tendenza alla prolissità.

Se attuare questa estrema sintesi vi appare come una missione impossibile o, peggio ancora, una banalizzazione della complessità e dell'intensità che caratterizzano ogni vita, vi invito a leggere il titolo del libro la cui copertina trovate qui accanto (e che potete acquistare su amazon, naturalmente):

Non proprio ciò che avevo pianificato (scuse anticipate per la libera traduzione).

Non ancora convinti? allora beccatevi queste di due radioascoltatori di Condor:

Vulva dentata mi mangiò il talento. (Emanuele)

Ecco che vado. Ecco che resto. (Kumquat)

Insomma, se vi va di giocare a questo gioco, non esitate a lasciare le vostre memorie in sei parole come commento.

Ah, dimenticavo le mie, di sei parole (ai più accorti non sarà sfuggito il titolo del post, comunque):

C'è da vivere? Aspetterò domani.

oppure:

Trent'anni interi tra numeri reali.

E infine:

Continuo a cercarmi dove non sono.



3 febbraio 2008

Desperate dazzling angels with B minor wings

Sì, la lotta alle case discografiche orcomorfe e avide.

Sì, l'affermazione implicita che un album in formato digitale ha talmente poco valore da poter lasciare che siano gli acquirenti a deciderlo.

Sì, quanto sono avanti questi cazzo di Radiohead, evviva la retequantoilmondoampia (www) e fuck the system.

Ma del disco ne vogliamo parlare? Queste dieci nuove (beh, quasi tutte nuove) emanazioni di Yorke & soci (giusto per completezza i soci hanno un nome, un cognome e tanto tanto talento per cui mi sembra doveroso citarli: Colin Greenwood al basso, Phil Selway alla batteria, Ed O' Brien e Jonny Greenwood che sono partiti dalla chitarra e mo' suonano qualunque cosa passi loro a meno di 50 cm; piu' Nigel Godrich alla produzione e Stanley Donwood che si occupa dell'artwork, ormai parte integrante del gruppo) meritano l'ascolto o no?

A questo punto mi verrebbe da chiedervi: il disco e' uscito da cinque mesi e aspettate che lo dica io, se è bello o meno?
Resistete alla voglia di mandarmi a cagare e ribattere che anche io allora sono in ritardo nel parlarne; non solo perché, stronzo come sono, potrei obiettare che nel mio fottutissimo blog parlo di quel che strafottutamente voglio e quando voglio io, Cristo! (sì, i testi li scrivo insieme a Tarantino) ma per un altro motivo, decisamente più semplice e di sicuro facilmente condivisibile.

Oggi - anzi ieri, data l'ora tarda in cui scrivo - mi trovavo all'esterno di questa clinica, che però nel nome non ha la parola clinica ma villa, e un ingresso che sembra una hall d'albergo con tanto di portiere (non proprio scortese, ma comunque molto attento nel lasciar trasparire dal suo sguardo la disapprovazione per la tua totale inadeguatezza al posto in particolare e, in fondo in fondo, alla società in generale); ed ero lì, aspettando che uscisse, dopo 33 giorni di odissea (a lieto fine) nella sanità, il padre della mia ragazza.
Dunque eccomi a condurre il mio corpo in attesa su e giù per questa strada adiacente l'ingresso con porta automatica: il prato in manutenzione sotto di me, il cielo terso e accecante della primavera sopra di me (ma siamo a Febbraio) e gli arcobaleni dei Radiohead dentro di me (nei timpani, per l'esattezza).
Il disco inizia e giunge al termine. E inizia di nuovo e di nuovo finisce. Il cielo proprio non ce la fa più ad arginare il sole e in questo straripare persino il tizio con il tosaerba smette di far rumore.
E io, dopo cinque mesi di ascolto quasi ossessivo, ancora non ho smesso di stupirmi dell'arpeggio di chitarra che interrompe la sincope della batteria elettronica di 15 step e del cambio di ritmo in Bodysnatchers; dell'unisono tra voce e archi di Nude e della rugiada di note che cristallina scende in Weird Fishes/Arpeggi; del crescendo inarrestabile di All I need e della resurrezione dei Beatles in Faust Arp; dell'assurdo jazz di Reckoner e l'inatteso e imprevedibile pop di House of Cards; dei Radiohead vecchia maniera di Jigsaw falling into place e del ritmo "testamentario" di Videotape.
Insomma, se non l'avete scaricato quando potevate (e dovevate), adesso potete trovarlo distribuito dalla XL. Compratelo (e non su emule, vi conosco) e ringraziateli.

p.s.: Nonostante la distribuzione libera sul web, l'album è arrivato in testa alle classifiche UK; quindi: vittoria su tutta la linea.

21 marzo 2007

God shave the Queen!


...Poi capita di decidere che è giunta l'ora di frequentare un corso di Inglese come si deve.
Per assecondare l'irrefrenabile aspirazione al sapere "ch'ogni uomo move".
Perchè in questo villaggio sempre più globale, ma almeno una lingua straniera la vuoi conoscere per bene?
E, last but not least (wow!), perchè il corso di Dottorato in Fisica ce lo offre a costo zero.
Poi, il professore è bravo e terribilmente simpatico, e il suo accento italiano è uguale uguale a quello di Snack (torna, Corrado Guzzanti che non sei altro!).
E dopo tutto questo, non solo capisci che sei stato stupidamente presuntuoso a pensare che il tuo fosse un intermediate level -e ti sorprendi a sperare nell'esistenza di un qualcosa di più basic del basic course- ma ti accorgi anche di aver bisogno di un corso di Italiano for dummies.
Così è un inglese a spiegarti la differenza tra trattino (hyphen) e lineetta (dash): perchè il trattino serve ad unire (ad esempio le sillabe di una parola quando si va a capo) e la lineetta a separare (vedi qualche riga sopra).
E mentre sei lì, a scavare il fondo limaccioso dell'ignoranza, vieni abbagliato da una domanda: "Ma allora il detersivo si chiama così perchè separa lo sporco dai tessuti?", e realizzi che anche la Speranza, ultima Dea, ha abbandonato quel sepolcro che è il tuo cervello.

P.S.: Vorrei rassicurare tutti coloro che, leggendo il titolo del post, abbiano pensato che io sia un bastardo anti-monarchico senza Dio: tranquilli, non sono affatto un bastardo.

P.P.S.: tanti complimenti ad Helen Mirren per il suo Oscar.