C'è, nella sfacciata e inespugnabile impotenza di fronte al dolore delle persone che amiamo, nell'incapacità di riportare a galla un sorriso - un sorriso rotondo, non confinato entro i margini, carnosi o sottili, di due labbra che si distendono e dischiudono, non smentito dall'opacità dimessa di pupille che sfuggono il contatto visivo - dragando i fondali della sofferenza e del dubbio altrui con un buonumore volenteroso ma spuntato, nell'impossibilità di assumere su di sé il peso del compimento delle scelte, sempre travagliate e imponderabili nelle loro conseguenze, nell'irrealizzabilità del farsi carico almeno di quest'ultime, c'è, in tutto questo, una delle due cifre fondanti dell'essere umani - l'altra essendo il non riuscire a cacare in un cesso diverso dal proprio.
11 aprile 2011
29 luglio 2010
Fare la pace
Altri due soldati italiani morti in Afghanistan. Ora capisco perché ai militari sta sulle palle la pace.
I due militari sono morti per lo scoppio di un ordigno esplosivo improvvisato. Ma dal finale collaudato.
Si parla anche di due afgani morti, ma il comando italiano riporta solo il ferimento lieve di un civile. E comunque loro se lo meritavano.
Il numero di vittime italiane dal'inizio della missione sale così a 29. Nella scala del prestigio internazionale.
(Chissà quanti ne mancano al premier per ricevere la boccia di neve della Casa Bianca)
Alla notizia l'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio. Rimandati ai prossimi morti i 30 secondi di imbarazzo.
Berlusconi si è detto addolorato e rattristato per la notizia. Per fortuna, in serata ci ha pensato Fini a consolarlo
Per Berlusconi è in queste circostanze drammatiche che ci si chiede se vale la pena essere lì. E poi si sceglie la domanda di riserva.
L'opposizione sceglie il silenzio nel giorno del lutto per evitare di essere strumentalizzata. Fingendo così di avere qualcosa da dire.
I due militari sono morti per lo scoppio di un ordigno esplosivo improvvisato. Ma dal finale collaudato.
Si parla anche di due afgani morti, ma il comando italiano riporta solo il ferimento lieve di un civile. E comunque loro se lo meritavano.
Il numero di vittime italiane dal'inizio della missione sale così a 29. Nella scala del prestigio internazionale.
(Chissà quanti ne mancano al premier per ricevere la boccia di neve della Casa Bianca)
Alla notizia l'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio. Rimandati ai prossimi morti i 30 secondi di imbarazzo.
Berlusconi si è detto addolorato e rattristato per la notizia. Per fortuna, in serata ci ha pensato Fini a consolarlo
Per Berlusconi è in queste circostanze drammatiche che ci si chiede se vale la pena essere lì. E poi si sceglie la domanda di riserva.
L'opposizione sceglie il silenzio nel giorno del lutto per evitare di essere strumentalizzata. Fingendo così di avere qualcosa da dire.
26 luglio 2010
Nati ai bordi di periferia
Per andare subito al dunque: The Suburbs degli Arcade Fire è un capolavoro.
No, non starò a spiegarvi perché. Non ne sarei capace, innanzi tutto. E poi, se ascoltando un album del genere non siete in grado di capirlo da soli, allora non c'è niente da fare: il mondo finirà prima del 2012 e il giorno della fine non vi servirà l'inglese (cit) visto che la colonna sonora dell'evento sarà appaltata a Gigi D'Alessio e Marco Carta e Valerio Scanu reduci da una mini gang bang con Lady Gaga in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Ma so che nessuno di voi vuole far torto a Roberto Giacobbo rovinandogli il meraviglioso party in costumi Maya che sta preparando e che quindi ascolterete l'album.
Dice: "Ma esce il 2 agosto! Come hai fatto a sentirlo? Non l'avrai mica scaricato?"
Ehi, ma per chi mi avete scambiato? Certo che no. Mi è bastato leggere questo libro, ricavare un buco nero dal collasso dei peperoni, patate e cipolle di mia madre, indossare l'apposita cronotuta in esclusiva carta da rotolone Regina per assorbire l'olio, tuffarmi dentro e ritrovarmi catapultato in un negozio di dischi due settimane nel futuro; acquistare regolarmente il disco da un rivenditore stupito per il mio bizzarro abbigliamento - per non parlare dell'odore, evitare di un soffio l'arresto da parte delle forze dell'ordine chiamate dal rivenditore stesso, e rituffarmi nella peperonata per essere qui a scrivere.
Scherzi a parte, fatevi un favore e ascoltatelo. Un racconto dell'adolescenza e della voglia di fuggire dalla periferia in cui si è cresciuti (con una profondità che il nostro Ramazzotti nazionale potrebbe trovare solo cadendo in un pozzo che si fermi appena un po' prima del centro della Terra) e della necessità di tornarci. Il tutto narrato con un eclettismo e una padronanza musicale straordinaria, uniti a una poesia lucida, a tratti disperata ma con un bagliore di fiducia nel futuro che esplode nel synth-pop radiosamente anni '80 della penultima traccia e in questi versi meravigliosi che chiudono l'album:
If I could have it back, all the time that we wasted, I'd only waste it again
E un assaggio no? Ma certo, golosoni; ecco a voi "We used to wait":
Ora andate e ascoltatelo tutto, figlioli.
16 luglio 2010
no distance left to run
(premere play prima di iniziare a leggere, grazie)
- Prometti di non essere pedante!
- Lo sai che farmi promettere di non comportarmi in un certo modo è la strada più breve per condurmi proprio a quel comport...
- Uff. Lo so, lo so. Pedante rompipalle, almeno provaci.
- ... amento. Spara.
- Ok: immagina di essere un alieno sulla superficie lunare.
- Non ci sono alieni sulla superf...
- Certo che hai proprio un bel modo di provarci.
- ... icie lunare. Non ho mica detto che ci provavo. Ho detto solo "spara".
- ...
- Scusa.
- Allora! Quest'alieno che non dovrebbe esserci ma c'è, dalla superficie della luna vedrebbe la terra così piccola che gli basterebbe tenere i polpastrelli di pollice e indice a pochissimi centimetri per incorniciarla.
- Quindi un improbabile alieno lunare a cui un improbabile percorso evolutivo avrebbe donato un organo prensile inspiegabilmente antropomorfo come una mano, potrebbe stringere la terra tra due dita. Continuo a non vedere il punto.
- Casa mia, casa tua, queste decine di decine di centinaia di chilometri che adesso ci separano, per segnarli l'alieno dovrebbe avvicinare i polpastrelli fino a farli toccare. Insomma, per lui siamo praticamente incollati.
- Incollato lo sono comunque, con 'sto caldo. E poi quest'alieno mi sta sempre più sul cazzo.
- Eddai, chettipiglia?
- D'accordo, te lo dico: il problema di fondo è che siamo una specie che vive a velocità troppo basse per avvertire l'unità di spazio e tempo. O la loro fondamentale inesistenza. Non mi spingerò fino a dire che questo disaccoppiamento è la fonte di ogni infelicità, ma...
- Indovina chi non riesce a vedere il punto, adesso!
- Tutte le tecnologie che dovrebbero avvicinarci, pensaci. Non fanno altro che eludere lo spazio che ci separa rendendo impercettibile il tempo di trasferimento dell'informazione. Agiscono sulla velocità e mortificano la distanza. E invece dovremmo riverirla, la distanza. Questa telefonata, ogni telefonata, è una sorta di inganno sacrilego.
- ...
- Ci sono livelli subcellulari di coscienza che riescono a distinguere tra le increspature di un'onda portante e la differenza di pressione sul timpano generata dall'aria che esce dalla tua bocca. Tra i fotoni emessi da un pixel e quelli riflessi dalla tua pelle. E non sempre si accontentano.
- Capisco. Allora che ne dici di mettere giù e passare ai segnali di fumo? Il tuo dio della distanza sarebbe appagato da questo sacrificio?
- Ironizza, pure. Io pensavo alle lettere. Inchiostrare caratteri su un foglio bianco è un atto la cui irreversibilità manifesta costringe, inconsciamente, all'attenzione.. La necessità di una grafia chiara spinge alla cura. Il rito della scrittura smaschera l'illusione della prossimità.
- Ho paura che quella visita da uno bravo che ti consiglio da tempo non sia più rimandabile.
- Il massimo sarebbe poter recapitare di persona quanto si è scritto. Viaggiare con la lettera stessa. A piedi.
- Ed ecco che le certezze sostituiscono i timori. Perché a volte devi per forza essere così... così!
- Che intendi dire?
- Estraneo. Alieno.
- Perché così posso avvicinare pollice e indice finché i polpastrelli non si toccano e pensare che siamo noi a essere incollati.
- ...
- ...
- ...
- Buonanotte.
- Allora, ti aspetto con la lettera.
- No, vabbè. Ci sentiamo domani.
- A domani, pedante ipocrita.
Etichette:
abulafia1,
prove (poco) tecniche di trasmissione
23 maggio 2010
Le nostre mappe
Quello della crescita è un processo altamente non lineare, catalizzato dagli eventi più disparati: sconfitte o successi, soddisfazioni o delusioni, poco importa. E' difficile assegnare un senso agli eventi - se non a posteriori - e non di rado, mentre cerchiamo di trovarne uno, stendendoli al sole del nostro giudizio, il tempo passa e li rivolta. Linea dopo linea, colore dopo colore, è questo il modo in cui disegniamo la mappa in continua evoluzione che ci consente di interpretare il mondo. C'è chi la chiama maturazione, questa opera continua e minuziosa. Ma pensarla come un disegno la rende meno spaventosa e solenne. Ognuno segue il proprio.
E poi accadono cose che stravolgono le mappe di intere generazioni. Migliaia di mani che tratteggiano le stesse linee, che stendono gli stessi colori. Una visione del mondo, che apparteneva a pochi, esplode in tutta la sua magnificenza, disperdendo frammenti di verità pronti a germogliare.
Quel pomeriggio di diciotto anni fa, ero un quattordicenne intento a osservare sua madre mentre preparava dolci per il giorno successivo, quello del suo quindicesimo compleanno. La festa a venire ha l'odore di quel che sta cuocendo nel forno. Farina dappertutto, sottile e pervasiva, sul tavolo, sul pavimento, sul grembiule e sul viso e tra i capelli di mia madre. La televisione accesa, nella stanza accanto alla cucina, è il quieto rumore di fondo delle mie prese in giro al suo incanutimento, dovuto alla vecchiaia le dico, non alle tracce di farina.
Finché non arriva la sigla dell'edizione straordinaria. Una strada a poco più di 100 km da casa mia è stata sventrata. Polvere dappertutto, sottile e pervasiva, a coprire Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
In tanti, quel pomeriggio, imparammo che le nostre mappe del mondo dovevano comprendere le macerie. Ma chi sperava che quelle macerie fossero una tomba non solo per gli uomini ma anche per le loro idee si sbagliò.
Nelle nostre mappe le macerie divennero fondamenta per l'indignazione e la ribellione. Non sepolcro ma memento: qui vivono, per sempre, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
3 maggio 2010
()5
Tenetevela voi, la sensibilità. Anche la mia, chenonnnevogliopiùssapere. Voi che nella definizione essere umano prediligete la seconda parte, la identificate con quell'acquitrino mefitico che sono i sentimenti, dove vi divertite a sguazzare e grufolare che quel fango là fa bene alla pelle dell'anima.
Prendetela voi, la mia sensibilità, tanto non ingombra. Sono uno che alla notizia della morte del marito della sua vecchia prof di Italiano è scoppiato a ridere, quanto spazio credete che possa occupare nei vostri cuori così ampi e mai sazi? E ho detto cuori per venirvi incontro, per non sbattervi in faccia la cruda realtà dei fatti, che il cuore è solo una cazzo di pompa e le vostre tanto care passioni nascono e crescono e vivono e muoiono nel cervello, quell'organo freddo e inospitale fatto di materia grigia per alcuni ma per voi, per voi, di materia marrone.
Non dovete nemmeno reclamarla. Ve la cedo aggratis. E quando dico gratis significa che non mi interessa nemmeno la vostra riconoscenza, soprattutto la riconoscenza.
Adottatela voi, che io ho provato ad abbandonarla nei luoghi più impensabili. Bendata. Ed è sempre riuscita a ritrovarmi, come uno stramaledetto cane, e si è messa a guaire dietro le porte dell'imperturbabilità e a grattare gli infissi della serenità facendo capolino con quegli occhioni liquidi e malinconici del cazzo e si è fatta aprire. Ma ora basta. O me o lei. E oggi è uno di quei giorni in cui della definizione essere umano mi tengo la prima parola, quindi lei. Lei. Lei.
Abbracciatela voi, la mia sensibilità. Custoditela e coccolatela come solo voi sapete fare. Oppure umiliatela e maltrattela. Oppure esponetela come l'ennesimo trofeo, fatene l'ennesima tappa nella corsa a infinite tappe del diventare migliori. Oppure inculatela e seviziatela e segregatela. Oppure.
Io me ne sbatterò la minchia.
Lei è sensibile e vi perdonerà.
Prendetela voi, la mia sensibilità, tanto non ingombra. Sono uno che alla notizia della morte del marito della sua vecchia prof di Italiano è scoppiato a ridere, quanto spazio credete che possa occupare nei vostri cuori così ampi e mai sazi? E ho detto cuori per venirvi incontro, per non sbattervi in faccia la cruda realtà dei fatti, che il cuore è solo una cazzo di pompa e le vostre tanto care passioni nascono e crescono e vivono e muoiono nel cervello, quell'organo freddo e inospitale fatto di materia grigia per alcuni ma per voi, per voi, di materia marrone.
Non dovete nemmeno reclamarla. Ve la cedo aggratis. E quando dico gratis significa che non mi interessa nemmeno la vostra riconoscenza, soprattutto la riconoscenza.
Adottatela voi, che io ho provato ad abbandonarla nei luoghi più impensabili. Bendata. Ed è sempre riuscita a ritrovarmi, come uno stramaledetto cane, e si è messa a guaire dietro le porte dell'imperturbabilità e a grattare gli infissi della serenità facendo capolino con quegli occhioni liquidi e malinconici del cazzo e si è fatta aprire. Ma ora basta. O me o lei. E oggi è uno di quei giorni in cui della definizione essere umano mi tengo la prima parola, quindi lei. Lei. Lei.
Abbracciatela voi, la mia sensibilità. Custoditela e coccolatela come solo voi sapete fare. Oppure umiliatela e maltrattela. Oppure esponetela come l'ennesimo trofeo, fatene l'ennesima tappa nella corsa a infinite tappe del diventare migliori. Oppure inculatela e seviziatela e segregatela. Oppure.
Io me ne sbatterò la minchia.
Lei è sensibile e vi perdonerà.
Etichette:
abulafia1,
tra me e me (e voi)
22 marzo 2010
Il piazzista in piazza
Ancora non si placa la polemica sul numero di partecipanti alla grande manifestazione in Piazza S. Giovanni organizzata dal PDL. E, mentre scrivo, sono ormai passate più di ventiquattro ore - ma se lo chiedete a Verdini, o a qualche altro esponente della maggioranza, potrebbe dirvi che di ore ne sono trascorse un milione.
Questo coreografico rimpallo di cifre, con Cicchitto che si scaglia contro la Questura di Roma e le sue stime (150.000 persone) mentre quest'ultima è costretta a usare un milione di confezioni di Anitra WC per ripulire i resti del Cicchitto scagliato, è abbastanza noioso, no? Certo, le foto di raffronto che circolano sono proprio impietose. Per dire: c'erano più invitati all'ultima festa di compleanno del mio carissimo amico Luigi Nonvicaco. Dal cognome si intuisce facilmente che Luigi non è un campione di socievolezza. Quello che non traspare affatto è che Luigi è il mio amichetto immaginario. E vota PDL. E' anche stato alla manifestazione, Luigi. Mi ha raccontato di essersi molto divertito, soprattutto nella parte in cui i manifestanti dovevano rispondere sì o no alle domande del Premier, del tipo:
"Volete voi che il Governo del fare riduca le tasse, i giorni di lavoro e il prezzo delle prestazioni sessuali a pagamento?"
"Volete voi che governi la sinistra con conseguente aumento delle tasse, della pressione arteriosa e l'introduzione dell'uso di cloni superdotati forniti di apposito preservativo in carta vetrata per sottoporvi ad approfondite rettoscopie?"
Non riesce proprio a spiegarsi, Luigi, come tutti abbiano saputo rispondere in modo corretto (anche se, mi ha rivelato, pare che alla seconda domanda qui sopra Formigoni abbia aspettato che rispondesse la Polverini per non sbagliare). Inoltre, non essendo stato battezzato, questa modalità di rito collettivo lo ha parecchio coinvolto e ci è rimasto un po' male che Berlusconi non abbia chiesto di rinunziare a Satana.
Ma, insomma, zero più zero meno (la riforma Gelmini per i programmi scolastici prevede che, per i numeri interi, lo zero non conti un cazzo sia quando è a destra che quando è a sinistra, eccezion fatta per chi ha conti bancari segreti in qualche paradiso fiscale, nel qual caso continueranno a valere le vecchie regole), la manifestazione è stata un successo. Cosa spinge in piazza una coalizione di governo? Avranno mica protestato contro sé stessi come succedeva nella scorsa, breve - ma chiedete a Verdini e vedrete che sarà capace di dirvi che l'ultimo governo Prodi è durato 15 anni - e tormentatissima legislatura? Ovviamente no; quelli erano fomentatori di astii e conflitti. E qui invece parliamo del partito dell'amore, quel sentimento stronzissimo e rinvigorente che ti tiene sveglio tutta la notte a scrivere cazzate (o ti fa organizzare festini a Palazzo Grazioli) ma che sempre, alla fine, vince sull'odio e sull'invidia - con grosso rammarico di Emilio Fede che sull'odio aveva puntato la sua buonuscita.
Il Popolo delle Libertà è stato convocato in piazza con motivazioni che suonano talmente nuove che in confronto dopodomani sembra ieri l'altro: i comunisti, i giudici comunisti e il diritto alla privacy e a non essere spiati dai giudici comunisti. Perché quei bastardi dei giudici, tra una telefonata a qualche chat line erotica in cui centralinisti/e leggono gemendo gli articoli della Costituzione e una per ordinare qualche bambino da asporto, hanno di nuovo intercettato il Presidente del Consiglio democraticamente e plebiscitariamente eletto dal popolo mentre consigliava a un membro dell'Agcom di far chiudere Annozero, Ballarò e Parla con me, di bruciare gli studi in cui venivano registrati e di spargere sale sulle macerie. Con amore, si intende. Ma è mai possibile che questo povero capo del governo non sia libero di comporre un numero di telefono a caso che poi risulta appartenere a un esponente, che dovrebbe essere indipendente - anche se prima lavorava per Mediaset -, di un organismo di controllo che dovrebbe essere super partes? E se un giorno il numero composto casualmente da Berlusconi dovesse essere il mio? E se fosse il vostro, miei uno (cioè il mio amico Luigi) lettori? Fate come faccio io: contattate il vostro trafficante d'organi brasiliano rigorosamente via email o via sms. Anche i manifestanti di Sabato 20 marzo sono stati contattai così. In realtà, sono stati inviati a strascico sms ed email anche a chi in Piazza San Giovanni non voleva proprio andarci. Peggio per loro, che alla privacy, evidentemente, non ci tengono.
C'è un'ultima cosa sulla quale vi inviterei a riflettere. A chiusura del comizio Berlusconi ha dichiarato che nei prossimi tre anni il suo governo sconfiggerà il cancro.
Perché un uomo che ha fatto delle leggi ad personam un feticcio erotico dovrebbe fare un proclama del genere?
Colui che secondo voi - brutti bolscevichi che a forza di usare la mano giudiziaria rimarrete ciechi - non smuove un dito se non per interessi personali, perché avrebbe detto questo?
Se fosse vero che il Cavaliere cerca di sconfiggere solo quei nemici che lo minacciano da vicinissimo, cosa lo avrebbe spinto a pronunciare quelle parole?
Rispondetevi da soli, ma fossi in voi non sarei troppo ottimista.
27 febbraio 2010
My concerns have been confirmed
On the commute
I fade from view
What now is true
I am lost
I'm not full well
But I don't need help
My concerns have been confirmed
I am lost
On mountain high
I'll say goodbye
My concerns have been confirmed
I am lost
19 febbraio 2010
()4
Ne hai quasi fatto un vanto. Di questa convinzione - che fa tanto esistenzialismo - secondo cui, a tuo avviso, la sensazione tanto agognata che tutti chiamano felicità non esiste sei persino riuscito a risultare orgoglioso nelle discussioni con quei pochi sfortunati che le tue discussioni le reggono. L'hai definita un errore prospettico della memoria per la sua caratteristica di essere molto spesso identificata solo a posteriori - e come dovrebbe giovare a misere creature condannate a vivere il presente tutto questo? L'hai definita avversaria di Dio nella finale del Wimbledon delle illusioni - sono al quinto set, quello senza tie-break e andranno avanti per un bel po'. Per non parlare di tutte le volte che l'hai pragmaticamente definita una solenne cazzata - perché, in fin dei conti, sei uno taciturno e sprecare fiato su certi argomenti davvero non ti va. E' una teoria che hai usato come scudo per evitare alcune ferite ma non ti sei fatto scrupoli di brandirla a mo' di spada per procurarne. Poi, come ogni nemico che si rispetti, la felicità ti attacca all'improvviso e non dall'esterno vanificando levate di scudi e brandimenti di spade. Un'esplosione controllata di robustezza e pacificazione, una superficie sferica in espansione che oltrepassa i limiti del tuo corpo avvolgendo te e ciò che ti circonda in una bolla di apparente immobilità - immobile un cazzo, è che finalmente il tuo è un moto solidale con quello dell'Universo. Poi c'è il problema, ampiamente sperimentato quando eri un bambino soffiatore su pellicole di acqua e sapone, che le bolle scoppiano - brani di robustezza e pacificazione ovunque, ma rimetterli insieme non si può. Poi c'è il problema, ampiamente dibattuto da profeti e poeti, che accrescere il sapere accresce il dolore, e la conoscenza della felicità non fa eccezione. Poi c'è il problema, ampiamente esemplificato dalla visione in soli due giorni della quarta serie di Dexter, della tua ingordigia - e per la felicità niente streaming su megavideo. Poi c'è il problema, ampiamente e giustamente ignorato da tutti quelli che non sono te, che per l'ennesima volta una tua teoria si è rivelata palesemente errata come un bosone che obbedisca alla statistica di Fermi-Dirac, quindi hai proprio sbagliato mestiere.
Ti viene da pensare che la felicità sia un po' una merda. Ti viene da sperare che almeno Dio sia abbastanza furbo da non esistere.
Ti viene da pensare che la felicità sia un po' una merda. Ti viene da sperare che almeno Dio sia abbastanza furbo da non esistere.
Etichette:
abulafia1,
cazzate,
tra me e me (e voi)
1 febbraio 2010
Ccu tri ppalli
Cacciavite alla mano, GR è stato il primo a mostrarmi come si tolgono a un pc le mutande. E' stato il primo a dare a me (e, penso, a gran parte degli altri studenti assiepati nel laboratorio di Esperimentazioni di Fisica III in un'ora in cui anche le pizzerie a domicilio si rifiutavano di accettare ordinazioni) indicazioni fondamentali per orientarsi in quella strana anatomia fatta di schede madri, circuiti integrati, ram, hard disk, ventole dissipatrici e slot.
Non occorreva vedere la sua faccia nascosta tra cavi e cavetti dentro il case per sapere che stava sorridendo. Lui non aveva bisogno di guardare noi per sapere che non avremmo mai più dimenticato.
Le lezioni di GR erano così: divertenti e affollate e imprevedibili. Non c'era nulla di artificioso nella sua informalità. Siamo tutti abituati a pensare che le menti brillanti abbiano qualcosa in più rispetto alle altre. Ciò che non sempre riusciamo a percepire, però, è che quelle stesse menti hanno qualcosa in meno in termini di sovrastrutture e condizionamenti. GR era una mente brillante e in quanto tale era anticonformista non per scelta ma per natura. Chiamatela libertà. Chiamatela pure come cazzo volete ma questo suo modo di essere è stato uno dei suoi più importanti insegnamenti.
Non si risparmiava mai, GR. Durante la prima lezione, seduto sulla cattedra, ci mise dinanzi al dilemma di scegliere tra un corso che si sarebbe mosso sui rigidi binari del programma istituzionale o un corso in cui ci avrebbe parlato di tutto quello che poteva, approfondendo il più possibile, titillando la nostra curiosità e lasciando al nostro personale interesse il compito di sfruculiare alcuni argomenti invece che altri. Se non avessimo optato per la seconda soluzione io non avrei avuto alcuna nozione sulla programmazione, sulle simulazioni Monte Carlo, sui sistemi di acquisizione dati e su un sacco di altra roba per molto tempo a venire.
I ricordi legati a una persona che non c'è più, portano sempre con sé un alone di malinconia e commozione; la loro immaterialità sottolinea l'assenza facendo riaffiorare il dolore del distacco. Ma l'atto del ricordare è reso possibile da modificazioni fisiche delle connessioni sinaptiche, modificazioni che guidano concretamente il modo di agire quotidiano. Se la vita non è solo un insieme di attività biologiche coerenti ma la capacità di interagire con gli altri cambiandoli e venendone cambiati (chiamatela spiritualità. Chiamatela come cazzo volete), GR non è soltanto ricordato da centinaia e centinaia di persone; mastica vistosamente chewing-gum, distribuisce cozzate, poggia i piedi sulle scrivanie, trasmette passione e conoscenza, insomma vive centinaia e centinaia di altre vite tramite noi.
P.S. GR è anche l'unico Prof che mi ha fatto ripetere un esame nella mia carriera univeristaria. Dopo gli imbarazzanti tentativi di esame orale fatti da me e gli altri due ragazzi (che da lì in poi sarebbero diventati i miei due migliori amici) con cui avevo preparato la relazione sullo scattering di Rutherford ci chiamò e ci disse:
Le slot lunghe e nere si chiamano ISA. Quelle corte e bianche PCI. Lunghe e nere, corte e bianche. Come nella vita.
Non occorreva vedere la sua faccia nascosta tra cavi e cavetti dentro il case per sapere che stava sorridendo. Lui non aveva bisogno di guardare noi per sapere che non avremmo mai più dimenticato.
Le lezioni di GR erano così: divertenti e affollate e imprevedibili. Non c'era nulla di artificioso nella sua informalità. Siamo tutti abituati a pensare che le menti brillanti abbiano qualcosa in più rispetto alle altre. Ciò che non sempre riusciamo a percepire, però, è che quelle stesse menti hanno qualcosa in meno in termini di sovrastrutture e condizionamenti. GR era una mente brillante e in quanto tale era anticonformista non per scelta ma per natura. Chiamatela libertà. Chiamatela pure come cazzo volete ma questo suo modo di essere è stato uno dei suoi più importanti insegnamenti.
Non si risparmiava mai, GR. Durante la prima lezione, seduto sulla cattedra, ci mise dinanzi al dilemma di scegliere tra un corso che si sarebbe mosso sui rigidi binari del programma istituzionale o un corso in cui ci avrebbe parlato di tutto quello che poteva, approfondendo il più possibile, titillando la nostra curiosità e lasciando al nostro personale interesse il compito di sfruculiare alcuni argomenti invece che altri. Se non avessimo optato per la seconda soluzione io non avrei avuto alcuna nozione sulla programmazione, sulle simulazioni Monte Carlo, sui sistemi di acquisizione dati e su un sacco di altra roba per molto tempo a venire.
I ricordi legati a una persona che non c'è più, portano sempre con sé un alone di malinconia e commozione; la loro immaterialità sottolinea l'assenza facendo riaffiorare il dolore del distacco. Ma l'atto del ricordare è reso possibile da modificazioni fisiche delle connessioni sinaptiche, modificazioni che guidano concretamente il modo di agire quotidiano. Se la vita non è solo un insieme di attività biologiche coerenti ma la capacità di interagire con gli altri cambiandoli e venendone cambiati (chiamatela spiritualità. Chiamatela come cazzo volete), GR non è soltanto ricordato da centinaia e centinaia di persone; mastica vistosamente chewing-gum, distribuisce cozzate, poggia i piedi sulle scrivanie, trasmette passione e conoscenza, insomma vive centinaia e centinaia di altre vite tramite noi.
P.S. GR è anche l'unico Prof che mi ha fatto ripetere un esame nella mia carriera univeristaria. Dopo gli imbarazzanti tentativi di esame orale fatti da me e gli altri due ragazzi (che da lì in poi sarebbero diventati i miei due migliori amici) con cui avevo preparato la relazione sullo scattering di Rutherford ci chiamò e ci disse:
Carusi, i cosi giusti: a relazione è fatta ccu tri ppalli... ma si vi sturiate macari a materia e poi tunnati ie' megghiu.
A leggere le stronzate che ho scritto e a sapere il tempo che ci ho impiegato si sarebbe fatto delle grasse risate e mi avrebbe colpito forte dietro la nuca dicendo:'A sempri teorico si'Sì, Prof. Sempre teorico. Spero un po' migliore anche grazie a te.
1 gennaio 2010
15 dicembre 2009
Souvenir
Premete il tasto play sullo slideshow di flickr e poi il tasto play sul plugin di wordpress per avere il sottofondo musicale. Ciao.
p.s. Perché la vicenda - di cronaca. Fredda cronaca senza nessuna connotazione politica, checché ne dicano una maggioranza sempre più opportunista e oltraggiosa e un'opposizione sempre più pronta a chiedere scusa non si capisce bene di cosa - di uno psicolabile che aggredisce il Presidente del Consiglio (a cui non si può che augurare una pronta guarigione), e che per questo atto disdicevole deve indubbiamente pagare, ma individualmente come richiede il concetto di responsabilità personale, non merita commenti seri e articolati (a parte, forse, quello sulla questione del servizio d'ordine. Ma davvero non mi va). Piuttosto, leggete il post monotematico sulla notizia di Spinoza; c'è anche una mia battuta ma in mezzo alle altre sfigura.
28 novembre 2009
Quest'ermo Colle
Dopo l'ennesima sfuriata di Berlusconi contro la magistratura, Napolitano torna a parlare auspicando uno stop alla spirale di polemiche che rovina il rapporto tra potere esecutivo e giudiziario. Evidentemente lo stop alla RU486 non bastava.
Prima del discorso Napolitano ha dato udienza a una delegazione dell'Anmil, l'Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi del lavoro, in visita al Quirinale per rilasciare la tessera onoraria alla Costituzione.
La dichiarazione del presidente della Repubblica è avvenuta nella sala di rappresentanza del Colle con una procedura, sinora inedita: lo doppiava Berlusconi.
"Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento". E anche per stavolta il taglio delle orecchie è scongiurato.
Il discorso del Presidente si chiude con un invito alla ricerca dei corretti equilibri tra politica e giustizia. Compito arduo per i giudici, che alla politica sono sempre stati sui coglioni.
Prima del discorso Napolitano ha dato udienza a una delegazione dell'Anmil, l'Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi del lavoro, in visita al Quirinale per rilasciare la tessera onoraria alla Costituzione.
La dichiarazione del presidente della Repubblica è avvenuta nella sala di rappresentanza del Colle con una procedura, sinora inedita: lo doppiava Berlusconi.
"Nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento". E anche per stavolta il taglio delle orecchie è scongiurato.
Il discorso del Presidente si chiude con un invito alla ricerca dei corretti equilibri tra politica e giustizia. Compito arduo per i giudici, che alla politica sono sempre stati sui coglioni.
Etichette:
abulafia1,
news,
politica,
proposte a baruch
8 novembre 2009
Per fare l'albero
Dopo che la Corte di Strasburgo ha stabilito che i crocifissi andrebbero tolti dalle pareti delle aule dei nostri edifici scolastici (a seguito del ricorso di una cittadina italiana di origini finlandesi. Chissà quali messaggi satanici vengono fuori ascoltando al contrario la suoneria Nokia tune) se ne sono sentite di tutti i colori. Inutile riassumere, ne avrete già abbastanza; ma leggete qui (è un estratto dalla parte della sentenza che riassume le posizioni della difesa, cioè del governo italiano. La sentenza al completo la potete leggere qui):
Non si tratta neppure, secondo il governo, della libertà di praticare una religione o di non praticarne nessuna: il crocifisso infatti è sì esposto nelle aule ma non viene in alcun modo chiesto agli insegnanti o agli allievi di fare il segno della croce, né di omaggiarlo in alcun modo, né tantomeno di recitare preghiere in classe.
In realtà, nota il governo, non è neppure richiesto loro di prestare alcuna attenzione al crocifisso.
Un'ammaccatura sul cofano dell'auto - che la noti solo in controluce. Un neo sotto l'ascella. L'impercettibile macchiolina sulla fronte, dolce souvenir che la diabolica accoppiata varicella & dita smaniose ti ha regalato nei primissimi anni '80 - Non grattarti le crosticine, diceva mamma; sìsì, stocazzo pensavi tu.
A questo, in pratica, hanno ridotto il crocifisso per difenderlo. Ce ne sarebbe abbastanza per chiedere la scomunica, se solo fossi cattolico (e qui giace, forse, la vera domanda: perché la Chiesa accetta senza colpo ferire un così evidente svilimento del suo simbolo più importante? Bah, ci penso e magari se ne parla un'altra volta). Ma, grazie a Dio sono ateo.
C'è poi la questione delle radici. Ed è qui che ritorno alla sfida di cui parlavo in apertura. Quelli che il crocifisso non è un simbolo religioso ma universale e il Cristianesimo è alla base della nostra cultura e attenzione che così rinneghiamo le nostre radici.
Le.
Nostre.
Radici.
Quando penso alle radici penso a qualcosa che sta in basso; poi penso 1,414; poi merda, solo tre cifre dopo la virgola; poi alla carie poi che cazzo sto pensando poi carie-->carota-->pianta-->ah, sì, certo, radice. Di nuovo qualcosa che sta in basso.
Nel caso di una civiltà - di una cultura - mi sembra naturale, parlando di radici, identificare quel basso con passato.
Dunque che dire di quei signori che Raffaello ha rappresentato nel quadro la cui immagine ho inserito a corredo del post (La Scuola di Atene, fornitami dal mio solito pusher, Wikipedia)?
Perché là in mezzo è tutta gente che ha dato parecchio, eh.
C'è Socrate (n.12 nel quadro, 469 a.C.–399 a.C.) che ha conosciuto se stesso e allora rompe le palle agli altri.
Ci sono Aristotele (n.15 nel quadro, 384 a.C. – 322 a.C.) e Platone (n.14 nel quadro, 428/427 a.C. – 348/347 a.C).
A: Senti Platone, io scendo in cantina a bere vino. Sai, devo scrivere la Fisica. Che fai? Vieni anche tu?
P: No, no. Al piano di sopra c'è una che mi aspetta. Mi ha detto: sali che uniamo i nostri corpi nell'estasi suprema che è propria dell'idillio dell'amore.
A: Che cazzata.
P: Sì, comunque penso che ci scriverò lo stesso un Dialogo.
A: Fai, fai. Tanto dei tuoi libri non rimarrà neanche la cenere.
P: Suca.
A: Tu.
P: No, tu.
A: Ciao Plato(coglio)ne.
P: Ciao Aristo(cazzo)tele.
C'è Pitagora (n.6 nel quadro, 570 a.C. - 495 a.C.) intento a trascrivere la millequattrocentoquattordicesima cifra della radice di 2.
C'è Eraclito (n.13 nel quadro, 535 a.C.– 475 a.C.), immobile e annoiato, che pensa tutto scorre ma qua dentro il tempo non passa mai.
Etc. etc.
Possiamo dubitare quanto vogliamo del loro gusto nell'abbinamento dei colori degli indumenti, ma non del loro contributo al nostro pensiero. E nemmeno della loro data di nascita, che è approssimativa, certo, ma non al punto da violare quelle due letterine la a e la C. Sono tutti nati (e morti) prima di Cristo.
E' nel pensiero greco che io vedo le nostre radici.
Non sono però cieco al punto da negare l'enorme influenza che il pensiero cristiano ha avuto nella crescita e nello sviluppo della nostra civiltà.
Crescita.
Sviluppo.
E siccome non sono di quelli che si tirano indietro, voglio continuare anch'io a utilizzare metafore tratte dall'antico e rispettabile mondo dell'agricoltura.
Ci sono le radici. E ci sono le sostanze utilizzate per far crescere e sviluppare una pianta sana e forte. Facile che ai tempi del Cristo per assolvere a questo compito si usasse il letame.
Il crocifisso nelle scuole non si tocca; rinnegarlo significherebbe rinnegare il letame della nostra civiltà.
Ho sostituito la parola radici con letame in una delle tipiche frasi che si possono leggere e sentire dappertutto in questi giorni.
D'un tratto la metafora non suona più tanto bene, vero?
Ci sarebbe poi anche da dire cosa ne penso io. La sentenza della Corte è giusta ed equilibrata. Tra le altre cose dice:
Lo Stato è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria dove la presenza ai corsi è richiesta senza considerazione di religione e che deve cercare di insegnare agli allievi un pensiero critico.
Precisione ed equilibrio. In astratto. Nel concreto, so che il crocifisso in aula non ha impedito a me, e a molti altri, di sviluppare le mie capacità critiche. So che se da domani sparissero tutti i crocifissi da tutte le pareti di tutti le aule e uffici pubblici della nazione l'Italia non sarebbe un Paese più laico di quanto non sia mentre scrivo - con una classe politica pronta a mettere in saldo, pezzo dopo pezzo, il concetto di laicità dello Stato in cambio del silenzioso avallo e dell'appoggio elettorale delle gerarchie ecclesiastiche. So che forse la soluzione più sensata sarebbe discuterne caso per caso e, laddove dovessero sorgere dei problemi, provvedere a toglierlo. Ma so anche che con il buon senso non sempre si agisce per il meglio e che da qualche parte bisognava pur cominciare. Si è scelto di partire da un territorio di periferia, marginale, come il crocifisso nella aule. Adesso bisogna giocarsi bene le carte e cercare di spiegare con pazienza, tanta pazienza, che lo si è fatto anche per i cristiani. Anche per i cattolici. Per salvaguardare anche loro.
Etichette:
abulafia1,
news,
varie ed eventuali
2 novembre 2009
la freccia del tempo

Ruota attorno ad elementi domestici, la storia degli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi. Piccole rassicuranti molecole che, usualmente, la forza di coesione dell'esistenza combina a formare quella che chiamiamo quotidianità. Un lenzuolo, delle scale, la propria camera, un parco: oggetti e luoghi familiari rappresentano gli snodi di una vicenda la cui cronaca trovate nel post precedente.
Torno a scrivere di Stefano Cucchi per ripercorrere le tappe che lo hanno portato, in una settimana trascorsa tra una caserma dei Carabinieri, l'aula di un tribunale, la cella di un carcere e la stanza di un ospedale, alla morte. Lo farò partendo dalla fine, ribaltando l'ordinario fluire degli eventi; mostrando dapprima gli effetti e lasciando che siano gli effetti a far germinare i semi di cause a essi adeguate; sperando di rendere ancora più stridente,se possibile, l'incommensurabile distanza tra queste cause potenziali e la lacunosa cronaca ufficiale.
E' il primo pomeriggio del 22 Ottobre. I genitori di Stefano Cucchi sono all'obitorio e guardano il cadavere di loro figlio: ecchimosi evidenti sull'intero volto, l'arcata sopraccigliare sinistra spaventosamente rigonfia, l'occhio destro innaturalmente rientrato nell'orbita, la mandibola spezzata (ci sono anche una frattura del corpo vertebrale L3 e un'altra della vertebra coccigea).
Vi state chiedendo come ha fatto il trentunenne a ridursi così?
E' sempre il 22 Ottobre, poco dopo le 12. Un carabiniere si presenta a casa Cucchi per la notifica della richiesta di autopsia. Loro figlio è morto, circa sei ore prima. I genitori si precipitano al reparto detentivo dell'ospedale Sandro Pertini per chiedere spiegazioni sulla causa del decesso. Tutto quello che il medico di turno e il sovrintendente rispondono è che non sanno nulla perché il figlio ha "costantemente tenuto il lenzuolo sulla faccia". A questo punto i Cucchi si recano all'obitorio.
Vi state chiedendo com'è possibile che basti un lenzuolo per impedire il controllo di un detenuto? Vi state chiedendo perché un detenuto è finito all'ospedale in quelle condizioni?
Sono circa le due del 16 Ottobre. Stefano Cucchi è in Tribunale. Il giudice rinvia il suo giudizio al 13 Novembre e conferma la custodia cautelare in carcere; Stefano si arrabbia, tirando calci a una sedia (in modo apparentemente incompatibile con la presenza di vertebre fratturate). I genitori sono presenti; lo vedono in buona salute ma col volto tumefatto. Anche il giudice si è accorto delle tumefazioni e ha quindi disposto una visita all'interno del Tribunale durante la quale il giovane dichiara di avere "lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori". Dopo un rifiuto di ricovero all'ospedale Fatebenefratelli - "Ieri sono scivolato e sono caduto dalle scale" dirà al dottore che riscontrerà tre vertebre rotte in una radiografia al torace - e una notte al carcere Regina Coeli, Stefano Cucchi verrà infine ricoverato nel reparto detentivo dell'ospedale Sandro Pertini nella mattinata di Sabato 17 Ottobre senza che ai suoi genitori venga più permesso di vederlo ma rassicurandoli sul suo stato di salute, e lì rimarrà fino alle sei e venti minuti del 22 Ottobre, data del suo decesso.
Vi state chiedendo quale reato avesse commesso Stefano per non essere assegnato agli arresti domiciliari? E perché avesse il volto tumefatto?
Sono le 23.30 del 15 Ottobre. I carabinieri fermano Stefano nel parco degli Acquedotti a Roma. In compagnia di un cliente, sostengono (lui dirà che si trattava di un amico). Gli trovano addosso circa 20 grammi di sostanze stupefacenti (principalmente marijuana e poca cocaina). Dopo un primo interrogatorio, vanno a perquisire la sua camera nella casa in cui vive con i genitori. Rassicura la madre dicendole che non troveranno nulla ed in effetti è quello che accade. Anche i carabinieri tendono a minimizzare visto che si tratta di poca roba. Probabilmente si danno appuntamento per l'indomani, al Tribunale dove si celebrerà il processo per direttissima in cui si dichiarerà colpevole di possesso di stupefacenti ma per uso personale. Poi si avvia verso la caserma: su un paio di gambe salde, guardando la strada con occhi sani in un volto magro (pesa 43 chili) ma non segnato da colpi di nessun tipo.
E così siamo arrivati all'inizio. E alla fine di ogni domanda.
Fonte foto: photographale.
Apparso su BlogSicilia: Caltanissetta.
Etichette:
abulafia1,
news,
prove (poco) tecniche di trasmissione
Tutti i corvi sono neri
La cronologia degli eventi potete guardarla con i vostri occhi e ascoltarla con le vostre orecchie cliccando sul simbolo play qui accanto (la ricostruzione è stata fatta da Antonello Piroso nella puntata di NdP andata in onda su La7 ieri sera).
Una delle foto, scattate dalla famiglia dopo l'autopsia e non mostrate dalle televisioni nazionali per un improvviso conato di riguardo nei confronti della nostra sensibilità potete ammirarla alla vostra sinistra. Per farla breve, Stefano Cucchi viene arrestato in condizioni di salute normali alle 23.30 del 15 Ottobre 2009 e sette giorni dopo è in un obitorio.
Oggettivamente la vicenda è poco chiara, ma una raggio di luce ci viene regalato dal Ministro della Difesa, al secolo Ignazio La Russa - già parlamentare della Repubblica Italiana, già stimato membro di Alleanza Nazionale, già indimenticata controfigura di Satana nelle scene più pericolose della sua forutunata carriera cinematografica.
Proviamo ad avventurarci nei meandri dei processi mentali del Ministro, equipaggiati di un adeguato completo per la pressurizzazione in modo da poter sopravvivere nel vuoto; frase per frase vediamo di esplicitare i pensieri che si nascondono dietro le parole.
Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa: Ma che minchia vogliono questi da me? Ma non lo sanno che il Ministro dell'Attac...ehm...Difesa, Ignazio, devi dire Difes...Ho i miei cazzi, io; con l'Afghanistan, i Talebani di merda e i nostri valorosi ragazzi che tornano in valorose casse da morto. Quasi quasi scarico il barile. Dico di andare da Maroni così me li tolgo dalle palle. Li mando a rompere i maroni a Maroni che mi sta sui maroni.Questa è bella, me la segno...non ridere Ignazio, non ridere.
Quindi non ho strumenti per accertare: ma forse è meglio che sto zitto. Poi Maroni è sempre un collega anche se è leghista. Va beh, ora dico no comment così faccio vedere che so il latino. Un momento...Cos'è questa voce? Chi parla? Ma cosa? Certo Duce: Dio, Patria, Famiglia. Va bene, ma ora scenda giù da quel balcone che è pericoloso.
ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione: contento Duce?
Ma anche volendo ammettere che la certezza del comportamento corretto da parte dei carabinieri che il Ministro ha sia dovuto a un'estrapolazione per induzione (la stessa che fa dire a chi ha visto solo corvi neri che tutti i corvi sono neri) vorrei ricordargli la Scuola Diaz. La caserma di Bolzaneto. Federico Aldrovandi. I più recenti corvi non neri della storia delle forze armate italiane.
A meno che la correttezza di cui parla non si riferisca al fatto che l'autopsia sul corpo di Stefano Cucchi non ha evidenziato colpi sotto la cintura.
Una delle foto, scattate dalla famiglia dopo l'autopsia e non mostrate dalle televisioni nazionali per un improvviso conato di riguardo nei confronti della nostra sensibilità potete ammirarla alla vostra sinistra. Per farla breve, Stefano Cucchi viene arrestato in condizioni di salute normali alle 23.30 del 15 Ottobre 2009 e sette giorni dopo è in un obitorio.
Oggettivamente la vicenda è poco chiara, ma una raggio di luce ci viene regalato dal Ministro della Difesa, al secolo Ignazio La Russa - già parlamentare della Repubblica Italiana, già stimato membro di Alleanza Nazionale, già indimenticata controfigura di Satana nelle scene più pericolose della sua forutunata carriera cinematografica.
Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione.
Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa: Ma che minchia vogliono questi da me? Ma non lo sanno che il Ministro dell'Attac...ehm...Difesa, Ignazio, devi dire Difes...Ho i miei cazzi, io; con l'Afghanistan, i Talebani di merda e i nostri valorosi ragazzi che tornano in valorose casse da morto. Quasi quasi scarico il barile. Dico di andare da Maroni così me li tolgo dalle palle. Li mando a rompere i maroni a Maroni che mi sta sui maroni.Questa è bella, me la segno...non ridere Ignazio, non ridere.
Quindi non ho strumenti per accertare: ma forse è meglio che sto zitto. Poi Maroni è sempre un collega anche se è leghista. Va beh, ora dico no comment così faccio vedere che so il latino. Un momento...Cos'è questa voce? Chi parla? Ma cosa? Certo Duce: Dio, Patria, Famiglia. Va bene, ma ora scenda giù da quel balcone che è pericoloso.
ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione: contento Duce?
Ma anche volendo ammettere che la certezza del comportamento corretto da parte dei carabinieri che il Ministro ha sia dovuto a un'estrapolazione per induzione (la stessa che fa dire a chi ha visto solo corvi neri che tutti i corvi sono neri) vorrei ricordargli la Scuola Diaz. La caserma di Bolzaneto. Federico Aldrovandi. I più recenti corvi non neri della storia delle forze armate italiane.
A meno che la correttezza di cui parla non si riferisca al fatto che l'autopsia sul corpo di Stefano Cucchi non ha evidenziato colpi sotto la cintura.
16 ottobre 2009
Grandi opere
Con la solita complicità del mio mago di fotosciòppe preferito, ecco un innocuo divertissment a riguardo dei roboanti annunci sull'inizio dei lavori per il Ponte sullo Stretto di Messina.
E, finalmente, anche la Sicilia - con le sue strade pronte ad allagarsi al sopraggiungere di una pioggerellina estiva, le autostrade perennemente interrotte da lavori in corso, le reti ferroviarie a binario unico, quelle idriche in grado di disperdere più acqua di quanta ne distribuiscano etc. etc.- sarà italiana al cento per cento (parola di Premier): non più solo inadeguata ma anche adornata di luccicante inutilità.
E, finalmente, anche la Sicilia - con le sue strade pronte ad allagarsi al sopraggiungere di una pioggerellina estiva, le autostrade perennemente interrotte da lavori in corso, le reti ferroviarie a binario unico, quelle idriche in grado di disperdere più acqua di quanta ne distribuiscano etc. etc.- sarà italiana al cento per cento (parola di Premier): non più solo inadeguata ma anche adornata di luccicante inutilità.
![]() |
Etichette:
abulafia1,
fotosciòppe,
news,
politica
7 settembre 2009
()3
Se al posto di Neo il protagonista di The Matrix fosse stato Berlusconi (d'altronde si considera l'eletto, no?), alla scelta tra la pillola rossa e quella azzurra prospettatagli da Morpheus avrebbe ovviamente scelto quella azzurra, interrompendo il naturale corso della sceneggiatura ma anche risparmiandoci due sequel francamente non all'altezza (falsamente tratto da "Non tutto il male è colpa di Berlusconi", W. Veltroni, 2009).
p.s. Buon ritorno dalle vacanze a tutti. Il nuovo direttore del Giornale dice di avere i fucili carichi. Io, che mi sono dichiarato obiettore di coscienza anche al parà che cercava di intimidirci durante la visita di leva, ho solo le palle piene. Ma non è detto che questo mi renda meno pericoloso.
p.s. Buon ritorno dalle vacanze a tutti. Il nuovo direttore del Giornale dice di avere i fucili carichi. Io, che mi sono dichiarato obiettore di coscienza anche al parà che cercava di intimidirci durante la visita di leva, ho solo le palle piene. Ma non è detto che questo mi renda meno pericoloso.
29 giugno 2009
The hitchhicker's guide to revolution
Cina, 1989
Teheran, 2009
Della serie: cosa non si fa quando si ha bisogno di un passaggio.
Purtroppo, sulla foto della donna iraniana che blocca il SUV del presidente Ahmadinejad non si hanno conferme di autenticità. Chapeau a chi ha avuto l'idea nel caso dovesse risultare ritoccata.
Ma se non lo fosse, quel Giambattista Vico lì, coi suoi corsi e ricorsi, una bella festa nel regno dei morti in cui poter calarsi nella parte dell'utilizzatore finale la sta organizzando di sicuro.
![]() |
| Da Repubblica |
Teheran, 2009
![]() |
| Da Twitpic |
Della serie: cosa non si fa quando si ha bisogno di un passaggio.
Purtroppo, sulla foto della donna iraniana che blocca il SUV del presidente Ahmadinejad non si hanno conferme di autenticità. Chapeau a chi ha avuto l'idea nel caso dovesse risultare ritoccata.
Ma se non lo fosse, quel Giambattista Vico lì, coi suoi corsi e ricorsi, una bella festa nel regno dei morti in cui poter calarsi nella parte dell'utilizzatore finale la sta organizzando di sicuro.
Etichette:
abulafia1,
news,
rivoluzioni a mano disarmata
23 giugno 2009
A rischio di astensione
L'astensione elettorale e quella sociale. Questo e poco altro nel mio secondo post per Caltanissetta Blog: La memoria del corpo. Tra l'altro, di quella politica parleremo più dettagliatamente su questi familiari lidi.
Etichette:
abulafia1,
caltanissettablog,
news,
politica
Iscriviti a:
Post (Atom)


